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Aborto nella cagna e nella gatta

  • Disciplina: Riproduzione
  • Specie: Cane e Gatto

Per aborto si intende l’interruzione spontanea o indotta della gravidanza con espulsione del prodotto del concepimento. L’interruzione della gravidanza può avvenire in diversi momenti del suo svolgimento e può essere seguita dal riassorbimento embrionale oppure dall’espulsione di feti in vario grado di sviluppo, morti, con o meno segni di lisi, macerati o mummificati e in alcuni casi vivi ma incapaci di sopravvivere nell’ambiente esterno.

ABORTO SPONTANEO

Le cause di aborto spontaneo nella cagna e nella gatta sono numerose (quindi non approfondibili in questo contesto) e ascrivibili alle seguenti principali categorie:

  • Cause genetiche e cromosomiche
  • Cause immunologiche
  • Malformazioni gravi
  • Alterazioni placentari
  • Patologie croniche sistemiche (diabete, cardiopatie, ecc)
  • Patologie genitali (neoplasie uterine, iperplasia cistica endometriale/piometra, ecc)
  • Cause infettive batteriche (brucella, micoplasmi, ureoplasmi, batteri aspecifici) e virali (virus del cimurro, CPV, CHV, FPV, FHV, FeLV, FIV, ecc)
  • Cause infestive protozoarie (toxoplasma, neospora, ecc)
  • Cause endocrine (ipoluteinismo, iportiroidismo, ecc)
  • Malnutrizione
  • Cause traumatiche o stressanti
  • Cause iatrogene (cortisonici, antiprolattinici, chemioterapici, prostaglandine, estrogeni, ecc).

La sintomatologia può non essere evidente se la gravidanza s’interrompe negli stadi iniziali e se la causa di aborto non si accompagna a risentimento sistemico della gestante. Negli altri casi può associarsi a flussi vulvari di varia natura (mucosi, purulenti, emorragici) o all’espulsione di feti a diversi stadi di sviluppo e stato di conservazione.

ABORTO INDOTTO

La richiesta dell’interruzione della gravidanza è un’evenienza comune in medicina veterinaria e riconosce motivi di carattere gestionale (cucciolate indesiderate) o mediche, comprendenti in quest’ultimo caso:

  •  gravidanze non opportune (femmine attempate o troppo giovani, accoppiamenti con maschi non desiderati, sproporzione dimensionale tra maschio e femmina, condizioni generali non ottimali della femmina, patologie sistemiche quali per esempio diabete o cardiopatie, ecc)
  • evoluzione patologica della gravidanza (iperplasia endometriale cistica/piometra, ipocalcemia, e/o eclampsia, tossicosi gravidica, torsione uterina, rottura dell’utero, ecc).

ABORTO INDOTTO NELLA CAGNA

Nella cagna, a seconda dell’interesse di mantenere o no la potenzialità riproduttiva, dell’età gestazionale, dello stato generale della paziente e delle condizioni dell’apparato genitale, l’interruzione di gravidanza può essere eseguita in diversi modi, riconducibili essenzialmente a metodi chirurgici o farmacologici. Poiché, in rapporto al metodo utilizzato, la diagnosi di gravidanza è possibile dalla terza settimana dopo l’accoppiamento, spesso i proprietari richiedono l’interruzione della gravidanza prima del suo reale accertamento, sulla base del solo presunto o accertato accoppiamento indesiderato.L’interruzione dell’eventuale gravidanza prima del suo accertamento è oggetto di controversie; se da una parte, infatti, il trattamento precoce può essere considerato eticamente più opportuno(e in alcuni casi anche più efficace), dall’altra resta la probabilità (pari circa al 50%) di eseguire trattamenti inutili in femmine non gravide.

Non esistono metodi per accertare la gravidanza immediatamente dopo l’accoppiamento; l’esame colpocitologico può solo definire con maggior precisione la fase del ciclo al momento dell’accoppiamento e comprovare, in caso di reperimento di spermatozoi, l’avvenuto accoppiamento. Tuttavia è da notare che il mancato riscontro di spermatozoi nello striscio vaginale non è una prova certa di mancato accoppiamento. Un trattamento abortivo più mirato prevede l’intervento farmacologico o chirurgico solo dopo l’accertamento della gravidanza, eseguibile precocemente a 20 giorni dopo il picco di LH (Fig. 1). Quando l’interruzione della gravidanza è richiesta nella fase centrale o in tarda gestazione, è sempre opportuno ospedalizzare la paziente e considerare che l’aborto, dopo i 40-45 giorni, possa essere seguito da una fase di lattazione.

Metodi chirurgici
I metodi chirurgici prevedono l’ovarioisterectomia o, quando possibile, l’ovariectomia. Nei soggetti non destinati alla riproduzione, l’opzione chirurgica costituisce un’ottima scelta, con risoluzione della gravidanza indesiderata e l’eliminazione definitiva della capacità riproduttiva. Contrariamente a quanto frequentemente creduto, l’ovarioisterectomia può essere eseguita in qualsiasi momento della gestazione (Figg.  2 e 3) e, qualora i proprietari decidessero di risolvere il problema dell’eventuale gravidanza indesiderata subito dopo il sospetto o l’accertato accoppiamento, anche nelle femmine ancora in estro. E’ da ricordare che l’intervento in corso di estro richiede maggiori attenzioni chirurgiche a causa dell’aumentata vascolarizzazione dell’apparato genitale per l’azione predominante degli estrogeni. Anche l’ovarioisterectomia eseguita in tarda gestazione prevede alcune cautele sia di carattere anestesiologico sia chirurgico, per le peculiarità fisiologiche delle femmine a fine gestazione.

Metodi farmacologici
È bene premettere che nessuno dei trattamenti farmacologici oggi disponibili per l’interruzione della gravidanza nella cagna è “perfetto” e completamente rispondente alle seguenti esigenze:

  • efficacia in qualsiasi momento della gestazione
  • efficacia assoluta (100%)
  • assenza di effetti collaterali
  • nessuna interferenza sulla fertilità
  • facilità di somministrazione
  • breve durata del trattamento
  • assenza di flussi vulvari o di espulsioni fetali
  • costi contenuti

Vengono di seguito descritte le principali alternative, attualmente disponibili, per l’interruzione farmacologica della gravidanza nella cagna.

Gli estrogeni impediscono l’impianto delle blastocisti ritardandone la discesa in utero, determinando la congestione e l’edema delle salpingi e la chiusura della giunzione utero-tubarica, ma presentano diversi effetti collaterali indesiderati quali lo sviluppo di patologie uterine e discrasie ematiche anche gravi, che hanno portato alcuni autori a ritenere il loro impiego “negligenza professionale”.Il più comune effetto indesiderato, conseguente all’impiego degli estrogeni per l’interruzione della gravidanza nella cagna, è l’aumentato rischio d’insorgenza dell’iperplasia endometriale cistica/piometra, che può manifestarsi nel 7,3-15% dei casi. La mielotossicità è caratterizzata da anomalie ematologiche comprendenti trombocitopenia, anemia e leucocitosi o leucopenia, con prognosi spesso sfavorevole. I protocolli più impiegati indicano l’utilizzo dell’estradiolo benzoato alla dose di 0,01 mg/kg al giorno 3, 5 e (solo occasionalmente) al giorno 7 dopo l’accoppiamento indesiderato (efficacia quasi del 95%) o di una singola somministrazione di 0,2 mg/kg 2 giorni dopo l’accoppiamento, con la stessa efficacia.L’impiego dell’estradiolo cipionato è stato associato allo sviluppo di piometra nel 25% dei soggetti trattati.

Le prostaglandine F2α naturali o i loro analoghi di sintesi sono impiegate con protocolli molto variabili allo scopo di indurre la luteolisi o perlomeno un blocco funzionale dei corpi lutei e le contrazioni miometriali, mentre non sempre garantiscono l’apertura della cervice. A differenza di altre specie animali in cui una sola somministrazione di PGF2α è in grado di indurre la luteolisi, nella cagna sono necessarie somministrazioni multiple. Tra i protocolli più in uso, il cloprostenolo, un analogo di sintesi delle PGF2α, è impiegato, sotto controllo medico veterinario, alla dose di 1-2,5 mg/kg SC q24-48h per 3-5 giorni fino a quando il progesterone ematico scende per almeno 24 ore a concentrazioni <2 ng/ml.

La sua efficacia è stata del 100% dopo 4-7 giorni di trattamento. Le PGF2α naturali sono impiegate a dosi comprese tra 20 e 250 μg/kg q8-12h per 4-7 giorni oppure a dosi crescenti da 25 μg/kg q8-12h per i primi 2 giorni di trattamento seguiti dalla somministrazione di 50 μg/kg q8-12h al terzo e quarto giorno e di 100 μg/kg q8-12h dal quinto giorno in avanti.

L’aborto si ottiene in genere entro il nono giorno di somministrazione, ma in alcuni casi non è completo, imponendo quindi la prosecuzione del trattamento fino al riscontro ecografico dell’utero vuoto.L’efficacia delle PGF2αè maggiore se utilizzate nella fase centrale della gestazione piuttosto che all’inizio gravidanza (entro 25 giorni). L’ospedalizzazione della paziente è necessaria per monitorare gli effetti collaterali delle PGF2α, evidenti soprattutto nella mezz’ora successiva alla prima somministrazione e tendenti a ridursi con le somministrazioni successive e consistenti in irrequietezza, salivazione, polipnea, vomito, diarrea, dolori colici e tremori muscolari, imputabili alla stimolazione aspecifica della muscolatura liscia. La durata e l’entità degli effetti collaterali possono essere contenute con la somministrazione di atropina o clorpromazina. Il trattamento con PGF2α comporta un anticipato ritorno in estro (entro 1-3 mesi dall’aborto), a causa dell’interferenza sulla fase diestrale per opera delle PGF2α.

L’aglepristone è uno steroide di sintesi che antagonizza gli effetti del progesterone attraverso una competizione recettoriale a livello degli organi bersaglio, tra cui l’utero, grazie alla più elevata affinità (tre volte) di legame recettoriale rispetto al progesterone. La sua somministrazione è in grado di indurre aborto o riassorbimento embrionale, secondo il periodo gestazionale, entro 7 giorni dal trattamento. Il trattamento abortivo consiste in 2 somministrazioni sottocutanee di 10 mg/kg a distanza di 24 ore e comporta una massima concentrazione ematica entro 2,5 giorni, persistente in circolo per circa 6 giorni. La sua escrezione è prevalentemente fecale e molto lenta, tanto che 10 giorni dopo la somministrazione ammonta a circa il 60%.

L’impiego dell’aglepristone in fase precoce di gravidanza deve essere preceduto dalla valutazione colpocitologica per accertare lo stato di diestro. Agendo, infatti, entro 7 giorni dalla somministrazione, se la cagna si fosse accoppiata prima dell’ovulazione e fosse trattata con una sola dose di aglepristone, il trattamento potrebbe non essere efficace. Ciò nonostante l’aglepristone costituisce il farmaco più efficace e privo di effetti collaterali per l’interruzione della gravidanza, soprattutto in fase precoce, anche se, per le cagne di grossa taglia, l’onere economico di un trattamento “alla cieca” può giustificare l’attesa di una diagnosi certa di gravidanza.

Il doppio trattamento, intervallato di 24 ore, eseguito entro i 21 giorni di gravidanza è, infatti, risultato efficace nel 99,6%. L’efficienza dell’aglepristone nella fase centrale della gravidanza (22-40 giorni) è buona (94-96%), ma inferiore a quella in fase precoce ed è caratterizzata dalla comparsa, 24 ore circa prima dell’espulsione dei feti, di flussi vulvari mucosi, brunastri, lieve depressione del sensorio, transitoria anoressia e congestione mammaria. E’ quindi buona norma prevedere un monitoraggio ecografico dell’aborto completo ( Fig. 4).

In caso di aborto parziale e incompleto svuotamento dell’utero è necessario valutare l’opportunità di un secondo trattamento con aglepristone associato alla somministrazione di PGF2α. I possibili protocolli includono:

  • Aglepristone 10 mg/kg SC + 2 somministrazioni di PGF2α naturali (dinoprost) alla dose di 50 μg/kg SC q24h fino a completo aborto
  • Aglepristone 10 mg/kg SC + 2 somministrazioni di cloprostenolo alla dose di 1,5 μg/kg SC q24h fino a completo aborto
  • Aglepristone 10 mg/kg SC + 2 somministrazioni di cloprostenolo alla dose di 1 μg/kg SC q24h per 2 giorni + metoclopromamide 0,5 mg/kg EV q12h

Un recente studio ha dimostrato l’utilità (riduzione significativa dei tempi di aborto) dell’applicazione intravaginale di misoprostol (un analogo di sintesi delle PGE1) alla dose quotidiana di 200 mg nelle cagne di peso corporeo ≤20 kg e di 400 mg nelle cagne di peso >20 kg nel trattamento abortivo della cagna eseguito in associazione alla somministrazione di aglepristone (10 mg/kg per due giorni consecutivi) tra 25 e 35 giorni di gravidanza.

L’impiego dei dopamino-agonisti, utilizzati allo scopo di indurre indirettamente la luteolisi mediante un effetto antiprolattinico (eliminando l’azione luteotropa della prolattina nella seconda metà della gravidanza), deve essere limitato alla seconda metà della gestazione (>40 giorni). Tra gli antiprolattinici, la cabergolina è impiegata alla dose di 5 mg/kg/die per 7-10 giorni per via orale e la metergolina alla dose di 0,4-0,6 mg/kg q12h per 5 giorni sempre per via orale. Può essere impiegata anche la bromocriptina, ma le alte dosi richieste (100-200 mg/kg per 6 giorni), inducono frequentemente effetti indesiderati tra cui vomito, diarrea e letargia.

Un altro protocollo prevede l’impiego associato di dopaminergici e cloprostenolo per l’interruzione della gravidanza nella sua fase centrale o terminale. Questi protocolli hanno lo scopo di ridurre gli effetti collaterali e accorciare i tempi di trattamento tipici delle PGF2α e di aumentare l’efficacia del trattamento abortivo. A tale scopo possono essere usate posologie differenti di seguito riportate:

  • 5 μg/kg PO q24h di cabergolina per 9 giorni a partire da 25 giorni dopo il picco di LH + 1 μg/kg SC di cloprostenolo q48h (fino a un massimo di 9 giorni)
  • 5 μg/kg PO q24h di cabergolina per 10 giorni (a partire da 28 giorni dopo il picco di LH) + 1 μg/kg SC di cloprostenolo ai giorni 1 e 5 di trattamento
  • 5 μg/kg PO q24h di cabergolina per 10 giorni + 2,5 μg/kg SC di cloprostenolo al giorno 1 di trattamento
  • 30 μg/kg PO q8h di bromocriptina per 10 giorni + 2,5 μg/kg SC di cloprostenolo al giorno 1 di trattamento
  • 30 μg/kg PO q8h di bromocriptina per 10 giorni + 1 μg/kg SC di cloprostenolo ai giorni 1 e 5 di trattamento
  • 5 μg/kg PO q24h di cabergolina per 7 giorni non prima dei 35-45 giorni dal primo accoppiamento + 1 μg/kg SC di cloprostenolo ai giorni 1 e 3 di trattamento.

Sebbene siano descritti in bibliografia numerosi altri protocolli per l’interruzione farmacologica della gravidanza nella cagna, lo scrivente non ritiene opportuno fare riferimenti a protocolli solo sperimentali o a farmaci con alto rischio di effetti collaterali.

ABORTO INDOTTO NELLA GATTA

Nella gatta l’interruzione della gravidanza prevede, oltre ovviamente all’ovarioisterectomia, eseguibile in qualsiasi fase della gestazione, la possibilità di eseguire la sola ovariectomia fino alla quarta settimana. Per quanto riguarda i protocolli farmacologici, possono essere utilizzati gli stessi principi impiegati nella cagna.

L’aglepristone può essere usato alla dose di 15 mg/kg ripetuta a distanza di 24 ore, a partire dal giorno dell’accoppiamento fino a 45 giorni dopo, mentre l’estradiolo benzoato è utilizzabile nei primi 10 giorni dopo l’accoppiamento alla dose di 0,1 mg/kg a giorni alterni per 2-3 volte.

Le PGF2α naturali o analoghi di sintesi possono essere impiegate dopo i 40 giorni di gravidanza, il dinoprost alla dose di 500-1000 μg/kg SC q24h da ripetere dopo 24 ore e il cloprostenolo alla dose di 2,5-5 μg/kg SC per 5-7 giorni. Gli effetti collaterali, che insorgono 10-20 minuti dopo l’inizio del trattamento e durano per circa 1-3 ore, includono nausea, vomito, diarrea e prostrazione. Il trattamento con la sola cabergolina ha fornito risultati contrastanti; alcuni studi hanno dimostrato il calo solo transitorio della progesteronemia non seguita da aborto completo, altri studi invece hanno documentato l’efficacia abortiva della somministrazione di 5-15 μg/kg PO q24h per 5 giorni a partire da 25-48 giorni dopo l’accoppiamento.

L’associazione cabergolina + cloprostenolo prevede la somministrazione, dalla diagnosi di gravidanza, di cabergolina 5 μg/kg PO q24h e di cloprostenolo 5 μg/kg PO q24h 7-14 giorni o di 2,5 μg/kg SC ai giorni 1, 3 e 5. Quest’ultimo protocollo ha comportato l’assenza di effetti indesiderati ed è stato seguito da normali gravidanze.

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