Bartonellosi nel cane e nel gatto

  • Disciplina: Malattie infettive
  • Specie: Cane e Gatto

Al genere Bartonella appartengono numerose specie di bacilli o cocco-bacilli Gram-negativi a tropismo ematico, trasmessi da vettori ed in grado di infettare diversi animali ed anche l’uomo. Questi batteri presentano generalmente una batteriemia di durata variabile legata alla colonizzazione delle cellule endoteliali dei vasi sanguigni ed a conseguenti cicli di invasione delle emazie (Fig. 1).


Bartonella spp. è normalmente trasmessa da diversi artropodi vettori, come ad esempio pulci, zecche, pidocchi, tuttavia, in particolari circostanze, è possibile che si realizzi anche una trasmissione diretta. Nel cane e nel gatto sono state isolate sei specie di Bartonella (Tab. 1).
I gatti rappresentano gli ospiti principali, come dimostrato dall’elevata prevalenza osservata in  gatti domestici e selvatici; inoltre è possibile avere co-infezioni, cioè infezioni sostenute simultaneamente da più specie di Bartonella. I gatti raramente mostrano sintomi clinici di infezione, mentre i cani spesso presentano una sintomatologia grave con rilievi clinici e patologici molto simili a quelli della bartonellosi umana. Inoltre, le specie di Bartonella spp. isolate dal cane sono patogene o potenzialmente patogene anche per l’uomo. Questa specie animale, pertanto, può essere considerata un’ottima sentinella epidemiologica per la valutazione della presenza delle bartonellosi in un’area geografica.
Il gatto è il principale reservoir di diverse specie di Bartonella tra cui B. henselae, l’agente eziologico della “cat-scratch disease (CSD) conosciuta anche come “malattia da graffio del gatto”,  B. clarridgeiae (isolata anch’essa in alcuni casi di CSD) e B. koehlerae isolata in casi di endocardite nell’uomo. Il cane, invece, è il reservoir di B. vinsonii subsp. berkhoffii, in grado di causare batteriemia prolungata. Altre specie riportate nel cane sono B. henselaeBclarridgeiae, e B. elizabethae.

Tabella 1. Principali specie di Bartonella isolate nel cane e nel gatto, patogene anche per l’uomo, vettori e aspetti clinici correlati all’infezione.

VETTORI ED EPIDEMIOLOGIA
La pulce del gatto, Ctenocephalides felis felis (Fig. 2), è il principale vettore di B. henselae. Le pulci si infettano durante il pasto di sangue su un animale infetto, assumendo le emazie contenenti il batterio.
Successivamente, Bhenselae si moltiplica nell’apparato digerente della pulce e raggiunge l’esterno attraverso le feci dove sopravvive a lungo. Pertanto, la fonte di infezione principale è rappresentata dalle feci di pulci infette e, di conseguenza, dalle unghie contaminate del gatto. Pertanto, il graffio del gatto è la tipica modalità di trasmissione della bartonellosi ad altri animali e all’uomo. La trasmissione di B. henselae non si verifica quando gatti sani condividono lo stesso ambiente di gatti infetti, in assenza di vettori. Allo stesso modo, la trasmissione tra i gatti non avviene attraverso morsi o graffi, il grooming, o con la condivisione di ambienti o oggetti, né attraverso l’accoppiamento o per via verticale. Lavori sperimentali hanno evidenziato che B. henselae può essere trasmessa da gatto infetto a gatto sano tramite il trasferimento di pulci alimentatesi sul gatto infetto. Oltre alle pulci, altri vettori sono stati chiamati in causa nella trasmissione di Bartonella, infatti, il DNA di Bartonella spp. è stato ritrovato in alcune specie di zecche (e.g. Ixodes ricinusRhipicephalus sanguineus); inoltre, in I. ricinus è stata dimostrata la trasmissione trans-stadiale di B. henselae. Analogamente, a quanto osservato nel gatto e nell’uomo l’infestazione da zecche è stata messa in correlazione con la sieropositività per Bvinsoni berkhoffii nei cani. Queste evidenze suggeriscono che le zecche possano essere considerate vettori.

LE BARTONELLOSI DEL GATTO
I gatti possono essere infetti da B. henselaeB. clarridgeiaeB. koehlerae (trasmessi dalle pulci), così come da B. quintana. Dopo la prima segnalazione di Bhenselae nel gatto, risalente ai primi anni ’90, numerosi studi hanno riportato la diffusione di questi batteri nelle popolazioni feline, condizionata soprattutto dalla distribuzione dei vettori.
La prevalenza della bartonellosi da B. henselae nel gatto varia da valori prossimi allo zero in regioni geografiche a clima freddo fino al ~70% in aree con clima caldo-umido. Gatti con infezione naturale da Bartonella spp. solitamente non mostrano alcun segno clinico evidente. Dopo l’infezione il gatto presenta una battieriemia che dura da alcune settimane a più di un anno. Il fenomeno della batteriemia è più frequente negli animali di età inferiore a 1 anno, piuttosto che negli adulti e, ovviamente, i gatti di colonia o comunque con costante accesso all’esterno sono più esposti rispetto agli animali che vivono in casa. Gli aspetti clinici della bartonellosi felina da B. henselae non sono ben chiari, in gatti naturalmente infetti è stata osservata la comparsa di uveiti, endocarditi, gengiviti e stomatiti. In seguito a fattori stressanti come interventi chirurgici o traumi sono state segnalate in gatti batteriemici, febbre, leggera anemia o disordini neurologici. Bartonella clarridgeiae è stata raramente segnalata nei gatti probabilmente per via della difficoltà di isolamento e per la distribuzione geografica irregolare. L’infezione naturale nei gatti non è solitamente associata ad alcun rilievo clinico o patologico; tuttavia, in corso di co-infezioni sperimentali con B. henselae sono state descritte iperplasia dei linfonodi periferici e della milza, (peri-)colangite, epatite linfocitica, miocardite e nefrite interstiziale. È stata inoltre ipotizzata un’associazione tra batteriemia da Bvinsoni berkhoffii e fenomeni ricorrenti di osteomielite e poliartrite con dolore articolare e zoppia

LE BARTONELLOSI DEL CANE
I cani possono contrarre infezione da Bvinsonii berkhoffiiBhenselaeBclarridgeiaeBquintana, oltre che da altre specie minori. Come nell’uomo, cani infetti da Bartonella spp. possono presentare lesioni a livello del sistema nervoso centrale, dell’occhio, delle cavità nasali, del cuore, dei linfonodi, e della cute. La presentazione clinica della bartonellosi nel cane è molto variabile con decorso generalmente cronico in cui gli unici segni sono letargia e perdita di peso. Il cane può sviluppare una batteriemia prolungata in corso di infezione da Bvinsonii berkhoffi e, pertanto, esso è ritenuto uno dei reservoir principali di questo batterio. Dal punto di vista epidemiologico è importante precisare che i tassi di sieropositività per Bvinsonii berkhoffi nel cane sono molto più elevati nelle regioni tropicali e nei cani randagi, piuttosto che negli animali da compagnia e nelle regioni geografiche a latitudini settentrionali. Questo patogeno è in grado di causare un’infezione cronica endoteliale ed intraeritrocitaria e molti cani infetti non presentano segni clinici. I fattori in grado di causare la comparsa di sintomi non sono ben noti ma un calo delle difese immunitarie può predisporre il cane infetto all’insorgenza di endocarditi o altre lesioni. In particolare, la somministrazione di immunosoppressori così come anche eventi stressanti può scatenare la comparsa di segni clinici come angiomatosi bacillare. Inoltre, la tendenza a sviluppare epistassi sembra essere più frequente nei soggetti con co-infezioni da Ehrlichia canis, così come anche la co-infezione con Babesia canis potrebbe indurre la comparsa di sintomatologia evidente. Inoltre, è stato ipotizzato che l’infezione da Bvinsonii berkhoffi possa indurre uno stato di immunodepressione latente associata alla predisposizione ad altre patologie. Nel cane è stata ripetutamente evidenziata la capacità di Bvinsonii berkhoffi di causare endocarditi, miocarditi, aritmie, oltre a linfoadenopatie e riniti granulomatose. L’endocardite da Bvinsonii berkhoffi è tipica in cani di grossa taglia con predisposizioni all’insufficienza valvolare, seguita da scompenso cardio-polmonare improvviso, anche se è possibile che l’endocardite sia preceduta da poliartrite, zoppia intermittente, dolori ossei, febbre, ed epistassi. Inoltre, in cani sieropositivi è stata dimostrata la presenza di febbre, anemia emolitica, trombocitopenia, meningoencefalite, poliartrite, vasculite e uveite. Anche Bquintana e Bclarridgeiae sono in grado di causare endocardite nel cane e il DNA di Bclarridgeiae , così come anche quello di B. henselae, è stato ritrovato in animali con epatite o epistassi. Inoltre, a seguito dell’infezione da B. vinsonii berkhoffii e B. henselae si può instaurare un’infiammazione granulomatosa localizzata o disseminata; tra le lesioni localizzate ricordiamo la pannicolite granulomatosa, poliartrite e meningite, così come linfoadenite granulomatosa. Esistono casi di malattia granulomatosa sistemica (ad esempio a livello di milza, cuore, linfonodi, fegato, reni) mortale in cani positivi per Bvinsonii berkhoffi. Sono stati inoltre segnalati casi di linfoadenite e epatite granulomatosa disseminata, sostenuta da Bhenselae. Infine, in cani con bartonellosi sono state descritte varie alterazioni ematobiochimiche, come ad esempio trombocitopenia, anemia, neutropenia, leucocitosi neutrofila e monocitosi.

BARTONELLA HENSELAE E LA MALATTIA DEL GRAFFIO NELL’UOMO
L’infezione da Bhenselae nell’uomo può evolvere in diverse forme cliniche ma la CSD è sicuramente il quadro clinico tipico. La CSD è segnalata soprattutto in soggetti giovani, ed è più frequente nei proprietari di gatti infestati da pulci, o in coloro con storia di graffi di gatto. Nei soggetti immunocompromessi, solitamente a seguito di un graffio di un gatto infetto, la CSD si presenta con una linfoadenopatia regionale benigna, che fa seguito alla comparsa, nel punto dell’inoculazione, di una papula che evolve in pustola in circa 1-2 settimane. La batteriemia è molto rara e la linfoadenopatia, solitamente localizzata, può perdurare da poche settimane ad alcuni mesi e può essere accompagnata da lieve ipertermia, malessere generalizzato, cefalea, anoressia e splenomegalia. A livello del linfonodo interessato, occasionalmente, si possono formare degli ascessi, così come possono essere presenti manifestazioni atipiche come encefalite, anemia emolitica, glomerulonefriti, osteomieliti. Casi di endocardite sono stati segnalati in soggetti con lesioni valvolari preesistenti. Alcuni studi hanno riportato la correlazione tra Bhenselae e lesioni oculari, rappresentate da uveite, flebite a livello della retina, neo-vascolarizzazione in prossimità del nervo ottico, ed occlusione a livello dei vasi della retina stessa. Sono stati anche segnalati sintomi neurologici che solitamente scompaiono entro un anno dall’infezione senza sequele. Ulteriori descrizioni di quadri clinici in soggetti sieropositivi per Bhenselae riportano stati febbrili prolungati in assenza di adenopatie, stanchezza cronica, anemia emolitica, porpora trombocitopenica, polmoniti e/o pleuriti, che scompaiono nell’arco di poche settimane o pochi mesi. Nei soggetti immunocompromessi ed immunodeficienti Bhenselae causa febbre e/o batteriemia di lunga durata, e fenomeni di angiomatosi bacillare e lesioni epatiche. In caso di deficit del sistema immunitario l’uomo può presentare quadri di bartonellosi disseminata, che spesso è mortale se non trattata appropriatamente.

ALTRE BARTONELLOSI UMANE
Nell’uomo è stata segnata la presenza sporadica di altre specie di Bartonella tra le quali vanno ricordate sicuramente Bquintana, BelizabethaeBvinsonii berkhoffii Bkoehlerae.
Babesia quintana è l’agente eziologico della cosiddetta “trench fever”, caratterizzata da febbre intermittente, cefalea, dolore oculare, iperestesie, mialgie, e disturbi cardiaci, e più in particolare, è uno degli agenti eziologici dell’angiomatosi bacillare, che si presenta con lesioni vascolari proliferative soprattutto in soggetti immunocompromessi. Inoltre, Bquintana nell’uomo è stata associata anche a casi sospetti di CSD in soggetti con storia di contatto con gatti o pulci.
Bartonella clarridgeiae è ipotizzata come agente secondario di CSD, alla luce della presenza di anticorpi in soggetti con sintomatologia compatibile. Tuttavia, casi di cross-reattività con B. henselae, soprattutto in campioni sottoposti all’immunofluorescenza, sono da tenere in considerazione. Sono note anche sindromi nervose associate all’infezione da Bartonella spp., specialmente in soggetti positivi per HIV, che consistono in meningite asettica, lesioni ai nervi cranici o periferici, afasia, disturbi del comportamento, psicosi di vario genere. Ulteriori studi hanno suggerito che l’infezione intravascolare persistente da B. vinsonii berkhoffii (e B. henselae) possa causare anche in soggetti immunocompetenti stanchezza, artrite, lesioni neurologiche o alterazioni neurocognitive, amnesie, insonnia, emicranie.

ISOLAMENTO E DIAGNOSI
La diagnosi di bartonellosi è molto complicata perché non sempre è possibile l’isolamento diretto e l’emocoltura; inoltre, le altre tecniche diagnostiche come la ricerca di anticorpi tramite ELISA o IFAT e la PCR presentano diverse limitazioni diagnostiche. La percentuale di isolamento di B. henselae da gatti batteriemici tramite coltura ematica convenzionale è del 40% circa ma, in ogni caso, l’isolamento (così l’estrazione del DNA nel sangue) è possibile in gatti sia infetti sia malati. Anche nel cane l’emocoltura presenta una sensibilità molto bassa.
Nei gatti, le metodiche sierologiche sono più utili per escludere l’infezione piuttosto che per confermarla, alla luce degli scarsi valori predittivi positivi (39–46%) rispetto a quelli negativi (87–97%). Alcuni studi hanno dimostrato che gatti con uveite presentano anticorpi intraoculari specifici per B. henselae, suggerendo che questo approccio può avere utilità diagnostica nei gatti con sospette lesioni oculari da Bartonella spp., mentre il rilievo degli anticorpi circolanti ha utilità inferiore. Tutti i gatti donatori di sangue, i pets di soggetti immunodepressi o di persone con sintomi clinici compatibili con la CSD devono essere esaminati per la presenza di Bartonella.
In gatti con uveite, gengivite-stomatite, endocardite, miocardite o osteoartrite, può essere effettuata una diagnosi ex juvantibus sulla base della risposta alla terapia, in associazione alla valutazione clinica. Poiché non è semplice rinvenire gli anticorpi verso B. vinsonii berkhoffii in cani sia infetti sia malati, una positività sierologica (e.g. IFAT) in cani con sintomatologia compatibile è un potenziale indice di malattia attiva in corso. Tuttavia, una diagnosi basata su positività sierologica andrebbe supportata mediante coltura e PCR. In ogni caso, è importante considerare che la sensibilità dell’IFAT per la diagnosi della bartonellosi nel cane è circa del 50%. Il titolo minimo anticorpale per considerare un cane sieropositivo a B. vinsonii berkhoffii e B. henselae è 1:64. Anche la PCR, quantunque utile, può mostrare limiti in termini di sensibilità quando applicata su campioni di DNA estratto direttamente dal sangue o altri campioni prelevati dall’animale.

TERAPIA
Per la terapia della bartonellosi nel cane e nel gatto sono utilizzabili diverse molecole ma, quantunque molti protocolli terapeutici possano avere successo, casi di efficacia parziale non sono da escludere. Il trattamento dei gatti infetti da Bartonella, indipendentemente dallo stato di salute dell’animale, richiede un notevole impegno dei proprietari perché la terapia è lunga ed è necessario il contemporaneo controllo dell’infestazione da pulci, notoriamente complesso.
La terapia è generalmente consigliata quando esiste la certezza di una correlazione tra l’infezione da Bartonella spp. e l’eventuale sintomatologia. I dati disponibili per la terapia della bartonellosi non derivano da studi clinici su larga scala ma, piuttosto, da singole esperienze e protocolli empirici. Nei gatti con infezione da B. henselae o B. clarridgeiae le molecole utilizzate per eliminare la batteriemia sono amoxicillina, amoxicillina-acido clavulanico, enrofloxacina [specialità 1] [specialità 2], eritromicina e rifampicina. In diversi casi clinici, hanno trovato applicazione l’azitromicina, alla posologia di 10 mg/kg q24h per 3 settimane, oppure di 10 mg/kg q24h per 1 settimana, seguita da 6-12 settimane di somministrazione a giorni alterni. È possibile anche utilizzare la doxiciclina alla posologia di 10 mg/kg bid per quattro-sei settimane, oppure di 10 mg/kg q12-24h per due-quattro settimane. In gatti con sospetta osteomielite e poliartrite da B. vinsonii berkhoffi è stata utilizzata l’azitromicina alla dose di 10 mg/kg q48h per tre mesi in combinazione con amoxicillina- acido clavulanico alla dose di 62,5 mg q12h per due mesi. Nella maggior parte dei cani e dei gatti con bartonellosi l’azitromicina è utilizzabile con successo usata alla dose di 5-10 mg/kg sid per una settimana seguita da ulteriori somministrazioni a giorni alterni per altre cinque settimane.

Letture consigliate

Moore, C. O., André, M. R., Šlapeta, J., & Breitschwerdt, E. B. (2024). Vector biology of the cat flea Ctenocephalides felisTrends in parasitology40(4), 324–337. https://doi.org/10.1016/j.pt.2024.02.006

Taber, R., Pankowski, A., Ludwig, A. L., Jensen, M., Magsamen, V., & Lashnits, E. (2022). Bartonellosis in Dogs and Cats, an Update. The Veterinary clinics of North America. Small animal practice, 52(6), 1163–1192. https://doi.org/10.1016/j.cvsm.2022.06.006Baranowski, K., & Huang, B. (2023). Cat Scratch Disease. In StatPearls. StatPearls Publishing.

Oka, K., Takagi, Y., Hagiya, H., &Otsuka, F. (2022). Cat scratch disease without a history of cat exposure. Clinical case reports, 10(4), e04816. https://doi.org/10.1002/ccr3.4816

Okrent Smolar, A. L., Breitschwerdt, E. B., Phillips, P. H., Newman, N. J., & Biousse, V. (2022). Cat scratch disease: What to do with the cat?. American journal of ophthalmology case reports, 28, 101702. https://doi.org/10.1016/j.ajoc.2022.101702

SCIVAC

Novità editoriali

Eventi

Sponsorizzato da Elanco
0
Shares

Like what you see?

Hit the buttons below to follow us, you won't regret it...

0
Shares