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{{/_source.additionalInfo}}I cestodi (Phylum Platyhelminthes, Classe Cestoda, Sottoclasse Eucestoda, Ordine Cyclophillidea e Pseudophillidea) comprendono diverse specie patogene per il cane e il gatto sia allo stadio adulto che larvale; alcune di queste come Echinococcus spp. sono anche agenti di zoonosi importanti. I due Ordini (Cyclophillidea e Pseudophillidea) presentano caratteristiche biologiche ed epidemiologiche conseguenti al differente ciclo vitale.
CESTODI CYCLOPHYLLIDEI
I cestodi Cyclophyllidei hanno un ciclo indiretto che coinvolge un ospite intermedio specifico. I cani e gatti infestati liberano nell’ambiente proglottidi che una volta assunte dall’ospite intermedio evolvono allo stadio larvale infestante cistico. Cane e gatto contraggono il parassita in seguito all’assunzione dell’ospite intermedio. La prevalenza di questi parassiti, in vari studi epidemiologici, oscilla tra il 4 ed il 60% nel cane e tra 2 e 53 % nel gatto. I dati riportati in seguito a valutazione copromicroscopica per flottazione tendono a sottostimare la prevalenza; infatti, le proglottidi sono eliminate in modo discontinuo così come è la presenza di uova nei campioni fecali. Di seguito i più comuni cestodi che hanno come ospite definitivo cane e gatto.
| Ospite definitivo | Ospite intermedio |
| Cane | |
| Dipylidium caninum | Pulci, Pidocchio (Trichodectes canis) |
| Taenia pisiformis | Coniglio, Lepre |
| Taenia multiceps | Ovini e altri ruminanti: Sindrome clinica Cenurosi cerebrale (raramente colpisce l'uomo) |
| Taenia hydatigena | Ovini, Bovini Suini (Cisticercosi) |
| Taenia crassiceps | Roditori, Lagomorfi, Ruminanti (Uomo: lesioni retiniche) |
| Taenia serialis | Coniglio |
| Echinococcus granulosus | Ruminanti domestici, suino (Uomo) |
| Echinococcus equinus | Equini |
| Echinococcus multilocularis | Roditori |
| Gatto | |
| Dipylidium caninum | Pulci |
| Taenia taeniaeformis | Roditori |
| Echinococcus multilocularis | Roditori |
Dipylidium caninum
È il cestode di più frequente riscontro nel cane e nel gatto (insieme altri carnivori selvatici come la volpe) in cui il parassita adulto si localizza a livello dell’intestino tenue. Sono stati segnalati casi sporadici d’infestazione nell’uomo (particolarmente nei bambini) in seguito all’ingestione accidentale di pulci. L’infestazione viene infatti contratta, durante il leccamento o “grooming”, con l’ingestione dello stadio infestante di D. caninum, la larva cisticercoide che si localizza nell’ospite intermedio, rappresentato principalmente dalla pulce (Ctenocephalides spp.) e più raramente dal pidocchio (Trichodectes canis). Questi ospiti intermedi si infestano, a loro volta, alimentandosi - allo stadio larvale per le pulci - delle proglottidi eliminate dagli animali parassitati. È interessante notare che la presenza dei cistercoidi a livello muscolare limiti la mobilità dell’ospite intermedio favorendone l’assunzione da parte dell’ospite definitivo. Il parassita adulto misura 60 cm di lunghezza (Fig. 1) e presenta uno scolice con rostrello armato (7-8 corone d’uncini a spine di rosa), proglottidi affusolate (a “chicco di riso” o “seme di zucca”, Fig. 2a e 2b), pori ed organi genitali duplicati (ermafroditi) ed utero diviso in concamerazioni piene d’oncosfere (capsule proligere). Le proglottidi mature si staccano e sono eliminate con le feci oppure migrano attivamente attraverso l’ano dei soggetti infestati rimanendo spesso adese ai peli della regione anale. Ciascuna proglottide contiene numerose capsule ovigere (dimensioni 200 x 120 micron) all’interno delle quali si riscontrano circa 20 uova embrionate del diametro di 25-30 micron (Fig. 3).
Le pulci allo stadio larvale (dotate di apparato masticatore) nutrendosi delle proglottidi sono infestate dalle larve esacante che evolvono, all’interno di tali artropodi, fino allo stadio infestante di cisticercoide, il quale, una volta ingerito dall’ospite definitivo raggiunge lo stadio adulto in circa un mese. A differenza della pulce, tutti gli stadi del pidocchio possono ingerire le oncosfere. Nella pulce la maturazione dell’oncosfera a cisticercoide è sincrona con quella dell’insetto e può durare diversi mesi (in relazione ai tempi di diapausa) e ciò può esitare in casi di re-infestazione a distanza di tempo.
L’infestazione da D. caninum decorre per lo più in forma asintomatica; tuttavia, in caso d’infestazione massiva si possono avere sintomi gastroenterici (diarrea grave) e prurito nella regione anale.
La diagnosi è effettuata tramite l’osservazione diretta delle proglottidi sulle feci o adese al pelo dei soggetti colpiti, molto più raramente tramite l’osservazione delle capsule ovigere in corso di esami copromicroscopici per flottazione (Fig. 4a e 4b).
In corso d’ecografia addominale gli esemplari adulti (come gli altri cestodi) possono essere visualizzati a livello intraluminale come strutture moderatamente iperecogene (Fig. 5), lineari, che non sono caratterizzate dagli aspetti a doppia parete tipici dei nematodi (D. immitis, Ascaridi) ma che devono essere differenziati in corso di forme gastro-enteriche da corpi estranei lineari. Questi ultimi sono costantemente accompagnati da coni d’ombra o da “comet tail effects” (per la loro maggiore impedenza acustica).
TERAPIA
La terapia si basa sulla somministrazione di praziquantel al dosaggio di 5 mg/kg per via orale o in formulazione spot on (8 mg/kg). Risultano efficaci, inoltre, il nitroscanato (50 mg/kg) e l’epsiprantel (5,5 mg/kg in associazione con il pirantel). Per il controllo del parassita e la prevenzione delle reinfestazioni è fondamentale un piano di controllo per gli ospiti intermedi (pulci).
Echinococcus spp.
Per quanto riguarda gli aspetti di sanità pubblica, il genere Echinococcus (dal greco Echínos = guscio spinoso, cóccos= bacca) è sicuramente quello di maggiore rilievo per la frequenza e gravità dell’antropozoonosi. Questo genere include due specie: Echinococcus granulosus ed Echinococcus multilocularis che causano, rispettivamente, l’echinococcosi cistica (idatidosi) e l’echinococcosi alveolare. Nell’area del Mediterraneo, l’echinococcosi cistica è una delle principali parassitosi degli animali da reddito ed è considerata un’importantissima zoonosi parassitaria.
Echinococcus granulosus
Il parassita adulto misura dai 3 ai 9 mm di lunghezza, ed è composto da uno scolice dotato di quattro ventose e di un rostro centrale, posto sulla punta dello scolice, da cui si dipartono dai 28 ai 50 uncini ed un corpo (strobila) normalmente costituito da tre a quattro proglottidi (Fig. 6). Le proglottidi più prossime al collo sono sessualmente immature; seguono quelle mature (contenenti gli organi sessuali atti alla riproduzione) e poi quelle gravide (in cui sono presenti le uova). Ogni proglottide è ermafrodita ed è provvista di un solo poro genitale. Le uova sono difficilmente distinguibili da quelle di altre specie di tenie e misurano dai 32 ai 36 micron (Fig. 7).
La diagnosi risulta difficoltosa in quanto le proglottidi misurano 2-3 mm e vengono espulse in modo intermittente. Pertanto, l’esame coprologico deve essere associato a tecniche più specifiche, come la ricerca dei coproantigeni (ELISA) o tecniche biomolecolari (PCR). Le oncosfere sopravvivono nell’ambiente esterno e rimangono vitali ed infestanti per circa 2 anni. Nel cane e negli altri ospiti definitivi, l’infestazione, anche massiva da E. granulosus è quasi sempre asintomatica. Negli ospiti intermedi (es. ovini, caprini, bovini, bufali, suini), l’idatidosi epatica, polmonare o renale può risultare a lungo subclinica, mentre è possibile notare manifestazioni cliniche nel caso di localizzazione ossea o al sistema nervoso centrale. Nell’uomo (che s’infesta tramite il consumo di vegetali, cibo o acqua contaminati da feci - dunque con l’ingestione involontaria di uova eliminate da caini parassitati) l’infestazione è costantemente sintomatica e la gravità della malattia è legata a numero, localizzazione delle idatidi ed alla possibilità di una loro rottura (spontanea o durante rimozione chirurgica) con conseguenti gravi reazioni di tipo anafilattico.
TERAPIA E PROFILASSI
La profilassi di questa importantissima antropozoonosi si basa prevalentemente sull’educazione sanitaria e su norme igieniche volte ad impedire l’assunzione da parte di cani e canidi di visceri di ospiti intermedi in particolare in sede di macellazione (soprattutto per le macellazioni domiciliari), in modo da assicurare il sequestro e la distruzione dei visceri parassitati, unica fonte d’infestione per l’ospite definitivo. Inoltre, nelle aree endemiche, i cani dovrebbero essere trattati periodicamente con antielmintici specifici, ricoverando il cane in box per garantire la distruzione delle feci emesse nelle 48 ore successive al trattamento, così da impedire che le uova contaminino l’ambiente (gli antielmintici utilizzati non possiedono attività ovicida). Per quanto riguarda l’uomo, è buona norma non alimentarsi con verdure crude poco o non lavate e lavare le mani dopo aver toccato terreno o altri materiali potenzialmente contaminati dalle uova di Echinococcus granulosus. Il trattamento nel cane prevede la somministrazione di derivati chinolonici (praziquantel ed epsiprantel) come farmaci di prima scelta.
Mesocestoides spp.
Le specie appartenenti a questo genere (Mesocestodes lineatus, Mesocestoides corti) infestano, allo stadio adulto, cani, gatti e carnivori selvatici. Il ciclo biologico di Mesocestoides richiede due ospiti intermedi ed un ospite definitivo. Il primo ospite intermedio si presume sia un acaro Oribatide che ingerisce direttamente le uova emesse con le feci dell’ospite definitivo. Il secondo stadio infestante (tetratiridio) può essere presente in numerosi ospiti, quali piccoli rettili, anfibi, uccelli o piccoli roditori, nei quali invade la cavità peritoneale o celomatica moltiplicandosi e presentandosi sia in forma solida sia in forma cistica (acefalica). Ingeriti dall’ospite definitivo, i tetratiridi evolvono nell’intestino tenue di quest’ultimo allo stadio adulto. I cani ed i gatti sono ospiti definitivi del parassita, ma possono talvolta agire da secondi ospiti intermedi per l’ingestione accidentale degli acari Oribatidi (cani da tartufo) sviluppando la cosiddetta cestodiasi peritoneale dovuta alla localizzazione delle larve sulla superficie peritoneale o, molto più raramente, anche pleurica. Si tratta di un quadro clinico di particolare gravità. La localizzazione intestinale del parassita adulto causa raramente sintomatologia gastroenterica (lieve diarrea); al contrario, la maggior parte dei cani affetti da cestodiasi peritoneale presenta un quadro clinico caratterizzato da anoressia, disoressia, con distensione addominale e letargia. Nel cane sono rilevabili prevalentemente forme acefaliche (cistiche), mentre nel gatto sono riscontrabili esclusivamente forme solide riferibili a tetratiridi.
La diagnosi si basa prevalentemente sull’esame ecografico, che consente facilmente di evidenziare le forme cistiche nel cane spesso (ma non sempre) associate a versamento peritoneale. Nel gatto il riscontro è per lo più accidentale, in corso di celiotomia, ma possono anche essere osservate ecograficamente le forme solide di tetratiridi (Fig. 8). Nel gatto di norma non è presente versamento peritoneale.
Nel cane il versamento ha caratteristiche di essudato e per lo più presenta un aspetto brunastro dovuto alla presenza di detriti tissutali sospesi nel liquido. L’analisi citologica del fluido addominale rivela numerosi corpuscoli calcarei (strutture tondeggianti o ovali di colore giallo chiaro) tipici dell’infestazione da Mesocestoides spp. (Fig. 9). L’indagine tramite PCR del versamento consente di raggiungere una diagnosi di certezza.
TERAPIA
La terapia è estremamente difficoltosa e la percentuale di mortalità nei cani è molto elevata. Solo il fenbendazolo, somministrato per via orale al dosaggio di 100 mg/kg due volte al giorno per periodi di tempo prolungati (fino a 9 mesi) e con monitoraggio costante del paziente ha dimostrato di poter indurre la guarigione. Nel caso il versamento addominale presenti caratteristiche settiche (o siano presenti segni clinici di sepsi) è indicata anche una terapia antibiotica. La prevenzione della Cestodiasi peritoneale nel gatto si basa esclusivamente sulla limitazione del comportamento predatorio, mentre nel cane nella limitazione dell’assunzione di terra o terriccio.
CESTODI PSEUDOPHYLLIDEI
I cestodi Pseudophyllidei hanno un ciclo vitale indiretto che richiede 2 ospiti intermedi. Gli adulti vivono nell’intestino tenue di cane e gatto liberano nell’ambiente uova opercolate che si trasformano in stadio larvale ciliato (coracidio) in grado di infestare il primo ospite intermedio, il Copepode (piccolo crostaceo). Il coracidio presente nel Copepode, assunto da un secondo ospite intermedio (roditori, piccoli rettili, anfibi), si trasforma nella forma infestante (plerocercoide) in grado di evolvere allo stadio adulto. Il cane ed il gatto s’infestano nutrendosi del secondo ospite intermedio (i soggetti con comportamento predatorio sono più esposti al rischio d’infestazione).
|
Ospite definitivo |
Primo ospite intermedio |
Secondo ospite intermedio |
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Cane, gatto, suino, uomo |
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Diphyllobothrium latum (uomo, orso suino) |
Crostacei copepodi |
Pesci d’acqua dolce (persico, luccio, anguilla, trota) |
|
Spirometra spp. |
Crostacei copepodi |
Roditori, piccoli rettili, anfibi, uccelli. |
Spirometra spp.
Le specie parassitarie appartenenti al genere Spirometra sono tra i più frequenti cestodi Pseudophyllidei riscontrabili nel cane e soprattutto nel gatto in Italia. Il parassita allo stadio adulto (lunghezza 25-75 cm) si localizza nell’intestino tenue di cani e gatti in seguito all’ingestione del secondo ospite intermedio. Il periodo di prepatenza è di circa 10-20 giorni (in seguito al quale ha inizio l’emissione delle uova con le feci). L’infestazione può decorrere in forma asintomatica, ma non è infrequente il riscontro di diarrea, vomito, perdita di peso e scadimento delle condizioni generali. La diagnosi si basa sul riscontro, nelle feci ad esame copromicroscopico, delle caratteristiche uova opercolate (57-72 x 30-37 µm, Fig. 10) o sul riscontro di frammenti di parassita adulto nel vomito o nelle feci stesse. Gli adulti di Spirometra spp. sono tipizzabili per la presenza di un distinto poro genitale mediale. Come per Dipylidium caninum è possibile l’evidenziazione dei parassiti adulti all'esame ecografico addominale.
Diphyllobothrium latum (sin. Dibothriocephalus latus)
Questo cestode risulta il più comune e tra i più grandi parassiti che infestano l'uomo, le caratteristiche distintive sono rappresentate sicuramente dalle dimensioni degli esemplari adulti che raggiungono i 2–12 m di lunghezza e parassitano l’intestino tenue degli ospiti definitivi (cane, gatto, uomo). Morfologicamente presenta uno scolice lungo 2–3 mm e uno strobila composto da 3000–4000 proglottidi; come altri cestodi Pseudophyllidei, D. latum non emette proglottidi ma uova opercolate (65-70 x 42-45 μm) direttamente nell lume intestinale. Come per il genere Spirometra, gli ospiti definitivi si infestano ingerendo l’ospite intermedio (pesci) che alberga le larve plerocercoidi. La sintomatologia è in tutto sovrapponibile agli altri Pseudophyllidei, ovvero asintomatica per alcuni casi o presenza di diarrea, vomito e perdita di peso.
La diagnosi si effettua mediante rinvenimento delle caratteristiche uova (emesse dalla quinta, sesta settimana post infestazione) nelle feci; contestualmente è possibile trovare serie di 2, 3 proglottidi vuote.
TERAPIA E PROFILASSI
La prevenzione si basa sulla limitazione del comportamento predatorio di gatto e cane. Il trattamento consiste nella somministrazione di praziquantel per via orale ad elevato dosaggio (30 mg/kg) in singola somministrazione nel gatto e al dosaggio di 7,5 mg/kg per due giorni consecutivi nel cane. È inoltre importante sottolineare che la profilassi nei confronti di D. latum consiste nel prevenire il consumo di pesci d’acqua dolce crudo o poco cotto (persico, luccio, anguilla, trota).
Bibiografia
