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{{/_source.additionalInfo}}Il cisplatino è un agente chemioterapico utilizzato per il trattamento di vari tumori maligni nel cane. È definito agente simil-alchilante (e non alchilante), poiché non contiene gruppi alchilici e non provoca reazioni di alchilazione. Il cisplatino è considerato uno tra i più efficaci chemioterapici per il trattamento dei tumori solidi, sia nell’uomo sia nel cane.
STRUTTURA CHIMICA E PROPRIETA' FARMACOCINETICHE


Il cisplatino ha una struttura planare a pianta quadrata con un atomo di platino al centro che coordina due atomi di cloro e due molecole di ammoniaca in posizione cis sul piano orizzontale. In ambiente acquoso, gli atomi di cloro sono sostituiti da gruppi idrossilici e, in seguito, da parte di DNA. Se nell’ambiente è presente un’elevata concentrazione di atomi di cloro, tale reazione sostitutiva non ha luogo facilmente e il cisplatino resta neutro. Pertanto, nei fluidi in cui è diluito, così come nel sangue e nei fluidi extracellulari, ricchi di atomi di cloro, il cisplatino non viene attivato prematuramente e penetra con facilità all’interno delle cellule neoplastiche. Al contrario, se nell’ambiente è presente una bassa concentrazione di atomi di cloro, il cisplatino diventa reattivo. È il caso del fluido intracellulare, in cui il cisplatino va incontro a sostituzione e poi a reazione con gruppi nucleofili. Dopo somministrazione endovenosa, il 90% del prodotto presente nel sangue si lega alle proteine plasmatiche. La distribuzione tissutale è rapida. I tassi plasmatici del cisplatino subiscono un’evoluzione bifasica con una prima emivita di 22-50 minuti e una seconda emivita di 3-5 giorni. L’eliminazione urinaria è prima rapida, poi lenta ed incompleta. La parte retta dei tubuli prossimali è maggiormente interessata nel processo di secrezione, e rappresenta anche il maggiore bersaglio di tossicità. Il 15% è eliminato tal quale (non modificato). Una frazione di cisplatino si accumula nei tessuti in modo prolungato.
MECCANISMO D'AZIONE
Il cisplatino forma legami a ponte inter-catena e intra-catena a livello di DNA, costringendo la cellula ad andare incontro ad apoptosi. Infatti, una volta danneggiato il DNA, si innescano meccanismi di riparazione che, non potendo realizzarsi, inducono morte cellulare. Il cisplatino è un agente fase-aspecifico.
MECCANISMO DI RESISTENZA
I principali meccanismi che conducono alla resistenza delle cellule neoplastiche al cisplatino sono: alterazione del trasporto e/o ridotto accumulo di cisplatino all’interno della cellula, aumentato efflusso e meccanismi più efficienti di riparazione dei danni provocati dal cisplatino sul DNA.
INDICAZIONI CLINICHE E DOSAGGIO
Il cisplatino è utilizzato, nel cane, sia in monochemioterapia sia in polichemioterapia per il trattamento di osteosarcoma, melanoma, carcinoma ovarico, carcinoma uroteliale, mesotelioma, carcinoma squamocellulare, carcinoma nasale, carcinoma tiroideo, carcinoma tonsillare ed in generale carcinomi e sarcomi ad elevato grado.
Può essere somministrato per via endovenosa, topica (impianti a lento rilascio) o intracavitaria.
Per via endovenosa è somministrato alla dose di 50-70 mg/m2 ogni 3 settimane, in un protocollo di 6 ore di diuresi con soluzione fisiologica (20 ml/kg/ora). Nel gatto il cisplatino è fatale e non deve essere somministrato.
TOSSICITÀ
Gli effetti indesiderati del cisplatino si ripercuotono sui seguenti organi e apparati:
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Per prevenire la nefrotossicità del cisplatino, sono necessarie una precisa valutazione della funzionalità renale e l’idratazione del paziente. Diversi schemi di idratazione, associati o meno alla concomitante somministrazione di furosemide, si sono dimostrati utili nel ridurre la nefrotossicità. Generalmente si idrata il cane prima, durante e dopo la somministrazione di cisplatino, utilizzando la soluzione salina fisiologica. In base al protocollo e alle condizioni cardiocircolatorie del paziente, i fluidi vanno infusi nell’arco di 4-6 ore. Protocolli di diuresi utilizzabili nel cane:
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Bibliografia
