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{{/_source.additionalInfo}}La congiuntiva è una sottile membrana mucosa trasparente che riveste la superficie interna delle palpebre (congiuntiva palpebrale), la porzione esterna ed interna della terza palpebra e la porzione anteriore visibile del globo oculare (congiuntiva bulbare). Essa si congiunge e continua con la cornea a livello del limbo. La giunzione tra congiuntiva palpebrale e bulbare viene definita fornice congiuntivale rispettivamente superiore ed inferiore. Sacco congiuntivale viene definito lo spazio delimitato dalla congiuntiva. Essa risulta essere profondamente adesa al globo a livello limbare e a contatto con la superficie palpebrale mentre più posteriormente (fornice congiuntivale) il contatto risulta essere lasso allo scopo di consentire un movimento più libero delle palpebre e dell'occhio stesso.
Da un punto di vista istologico la congiuntiva è costituita da un epitelio superficiale costituito da più strati cellulari contenente numerose cellule di Goblet e da uno strato stromale più profondo o sostanza propria. Quest'ultimo è a sua volta costituito da uno strato superficiale adenoide che contiene follicoli linfatici e ghiandole e da uno strato fibroso più profondo. La porzione più esterna dell'epitelio superficiale viene costantemente rinnovata dalle cellule dello strato basale.
La componente vascolare viene garantita dalle arterie palpebrali, malari e temporali mentre quella venosa è tributaria alla vena facciale e alla vena angolare dell'occhio che aggettano a livello del plesso venoso orbitale e nella vena temporale superficiale. A livello limbare sono presenti numerose anastomosi tra i vasi superficiali e profondi. L'apporto nervoso sensitivo centripeto è garantito dai nervi lacrimale, intratrocleare e ciliare anteriore.
La struttura congiuntivale è ricca di tessuto linfatico che può organizzarsi in forma di piccole strutture follicolari in corso di situazioni infiammatorie. La componente linfatica proveniente dalla porzione laterale congiuntivale drena ai linfonodi della regione parotidea mentre quella della regione mediale va ad interessare i linfonodi sottomandibolari
Scopo della congiuntiva è quello di prevenire la secchezza della cornea, favorire la mobilità delle palpebre e del globo oculare, produrre la componente mucinica del film lacrimale attraverso le cellule di Goblet e rappresentare una barriera contro microrganismi e corpi estranei.
L’infiammazione della congiuntiva nel gatto rappresenta la malattia oculare più frequente in questa specie. Essa può essere classificata in base a criteri di durata, di caratteristiche dello scolo oculare, di causa scatenante ed infine in base all'apparenza dell’ aspetto clinico. La malattia può essere localizzata alla porzione bulbare, palpebrale o di rivestimento della terza palpebra, molto spesso comunque la congiuntivite si manifesta con un interessamento generalizzato (Fig. 1).
EZIOLOGIA
Le cause di congiuntivite nel gatto possono essere ricondotte a fattori batterici, virali, fungini, parassitari, immunomediati e da ipersensibilità, a contatto con sostanze chimiche o tossiche, ad anomalie del film lacrimale, neoplastiche e su base traumatica di varia natura. Lo stretto contatto anatomico di questo elemento con le palpebre ed il globo oculare può inoltre facilmente determinare l'estensione di patologie derivanti da queste strutture alla congiuntiva stessa.
Forme batteriche
Nel gatto le forme batteriche non hanno un’incidenza particolarmente elevata essendo riportata una positività variabile dal 34 al 67% in tamponi congiuntivali di gatti clinicamente sani. Tra i batteri isolati in questa specie vi sono lo Staphylococcus albus, Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis, Micoplasma spp, Bacillus spp, Clamidia spp, Streptococcus alpha haemoliticus, Corynebacterium spp., Escherichia coli, Bordetella bronchiseptica.
Forme virali
Herpesvirus, Calicivirus, Reovirus e Picornavirus sono nell'ordine gli agenti patogeni di questa tipologia più frequentemente diffusi e responsabili della malattia nella specie felina.
Forme fungine
Non è del tutto definito il significato dell'isolamento di forme fungine in questa specie in quanto esistono studi che riportano un 40% di positività in soggetti in assenza di sintomi clinici. Fra le specie isolate con maggior frequenza Aspergillus spp ( 8%) Penicillium spp e Cladosporium spp.
Forme parassitarie
In zone nelle quali il nematode è diffuso si possono trovare vermi adulti di Thelazia callipeda, oppure forme larvali di Cuterubra. Anche se il gatto non sembrerebbe rappresentare un serbatoio della malattia, in zone dove essa è endemica è stata riscontrata in questa specie animale anche la Leishmaniosi.
Contatto con sostanze chimiche o tossiche
Le sostanze chimiche che possono in modo accidentale o per dolo venire a contatto con la congiuntiva sono molte, tra di esse esistono prodotti a PH acido (Ac. solforico, Ipoclorito di Sodio, Ac. fluoridrico, Ac.acetico, Ac. Cromico, Ac. Cloridrico) o a PH alcalino (Soda caustica, Potassa, Idrossido di magnesio, di calcio, di ammonio, di sodio, di potassio)
Anomalie del film lacrimale
La cheratocongiuntivite secca può essere la conseguenza dell'azione diretta dell'agente patogeno sulla ghiandola lacrimale o molto più probabilmente è legata all'azione meccanica esercitata dal tessuto congiuntivale infiammato e chemotico sui dotti escretori ghiandolari.
Traumi
Tra di esse la maggiormente ricorrente è sicuramente quella conseguente a lotte tra animali. Altre cause comuni sono la presenza di corpi estranei vegetali (spighe di graminacee, fili d'erba, frammenti lignei), animali (frammenti di unghie), metallici (pallini provenienti da arma da fuoco). I corpi estranei si localizzano più frequentemente a livello del fornice congiuntivale inferiore dietro alla membrana nictitante.
Contatto meccanico
Si riconoscono la presenza di entropion, ciglia ectopiche, trichiasi (in seguito a emiagenesia palpebrale) e distichiasi a livello della palpebra superiore o inferiore. L'esoftalmo causato da lesioni orbitali spazio occupanti o il lagoftalmo secondario a problemi neurologici possono causare infiammazione congiuntivali.
Agenti fisici
Aria, vento, polvere possono essere responsabili di fenomeni infiammatori.
Neoplasie
Le forme neoplastiche riportate in questa specie hanno marcate caratteristiche di malignità. Tra di esse sono descritti il melanoma, il carcinoma a cellule squamose, l'emangioma, l’emangiosarcoma ed il linfoma.
Altre forme particolari
Congiuntivite eosinofilica
La cui causa rimane ad oggi sconosciuta.
Congiuntivite lipogranulomatosa
La patogenesi di questa forma è probabilmente da ricondurre al danno a carico delle ghiandole di Meibomio e conseguente risposta infiammatoria per il contatto fra materiale sebaceo fuoriuscito per rottura dal tessuto ghiandolare e il tessuto congiuntivale stesso. Si è ipotizzato che la causa scatenante tale danno possano essere le radiazioni ultraviolette mentre per altri autori la fonte lipidica potrebbe essere l’iperlipidemia sistemica o il contatto con farmaci ad uso topico.
Congiuntivite attinica
Riconosce come causa predisponente, in animali provvisti di scarsa pigmentazione, la esposizione alle radiazioni solari.
Congiuntivite allergica
Come per le altre specie animali anche nel gatto l'esposizione della congiuntiva ad antigeni per contatto diretto (ad es. pomate a base di neomicina) o inalazione (pollini e polvere) o per ingestione (ad es. allergie alimentari) può dare origine a una risposta infiammatoria.
SEGNI CLINICI E SINTOMI
Indipendentemente dalla causa che la scatena i segni clinici e i sintomi della congiuntivite sono spesso comuni. Essi possono essere presenti a livello mono o bilaterale anche in relazione alla eziologia. Esistono comunque, come documentato in seguito, alcune manifestazioni cliniche a livello congiuntivale tipiche di alcune particolari patologie oculari.
Epifora
L’epifora è la conseguenza della stimolazione afferente da parte del trigemino in seguito ad un qualsiasi stimolo nocicettivo o infiammatorio. Dal momento che il sistema escretore non è in grado di drenare in maniera corretta la sovraproduzione, si osserva la fuoriuscita di lacrime al canto mediale che determina la comparsa di una stria di colore marrone. L'epifora cronica può anche conseguire a stenosi o fatti aderenziali in corso di forme infettive particolari (ad es. herpesvirosi) (Fig. 2).
Iperemia congiuntivale
L'iperemia consegue all'azione locale di mediatori chimici dell'infiammazione sui vasi congiuntivali. La risposta allo stimolo infiammatorio determina quello che comunemente viene definito "occhio rosso". Dal momento che l'arrossamento oculare può rappresentare la conseguenza di numerose patologie oculari quali episcleriti, cheratiti profonde, uveiti, glaucomi, lesioni orbitali, è estremamente importante, ai fini di stabilire la profondità dell'infiammazione e conseguentemente l'importanza della patologia in atto, la valutazione delle caratteristiche dei vasi ematici.
Scolo oculare
Le caratteristiche dello scolo oculare possono fornire in alcuni casi informazioni sulla possibile causa scatenante. Si distingue comunemente uno scolo oculare sieroso, di solito presente in corso di forme infiammatorie minori (ad es. allergie). Lo scolo oculare mucoso è conseguenza dell'irritazione delle cellule mucipare della congiuntiva che si manifesta con la raccolta, localizzata soprattutto al canto mediale, di materiale appiccicoso e opaco di colorito grigiastro. La presenza di materiale giallo verdastro caratteristica dello scolo purulento implica la presenza di una complicanza settica (batterica o fungina). Lo scolo emorragico presuppone la presenza di un'infiammazione acuta particolarmente marcata oppure può essere la conseguenza di traumatismo congiuntivale. Spesso le caratteristiche dello scolo oculare sono miste per cui si può assistere alla presenza di scolo siero mucoso, mucopurulento, mucopurulento.
Chemosi congiuntivale
L’edema congiuntivale o chemosi si manifesta con l’ispessimento e la formazione di pliche della mucosa palpebrale e bulbare dovuti alla raccolta di trasudato conseguente all’infiammazione. Dal momento che il contatto della congiuntiva con i tessuti sottostanti è estremamente lasso, in alcuni casi il gonfiore può risultare molto evidente e frequentemente può essere in grado di coprire buona parte della superficie corneale impedendo in tal modo l'osservazione sia del fornice che della porzione bulbare e palpebrale interna (Fig. 3).
Presenza di follicoli linfatici
Sono strutture normalmente presenti sulla superficie della congiuntiva. In corso di loro stimolazione, soprattutto nelle forme infiammatorie croniche, essi possono divenire iperplasici assumendo quello che viene comunemente definito “aspetto a ciottolato". Tale fenomeno è tipicamente presente in soggetti giovani e si può osservare sulla superficie esterna della terza palpebra o con maggior frequenza sulla porzione bulbare di quest'ultima.
Prurito e dolore
Vengono evidenziati con la tendenza del soggetto allo sfregamento, autotraumatismo o con la fotofobia ed il blefarospasmo. Nella valutazione di questi sintomi va sempre posta l'attenzione al coinvolgimento corneale, delle strutture intraoculari o orbitali.
Presenza di emorragie o petecchie
Questi segni clinici possono riscontrarsi durante malattie infettive sistemiche, per traumatismo o se vi sono discrasie ematiche (ad es. trombocitopenie, avvelenamenti da dicumarinici) e fenomeni settici generalizzati (Fig. 4).
Descrizione di alcune forme particolari
In queste forme ai sintomi e segni clinici sopra riportati si associano spesso caratteristiche peculiari della malattia in oggetto.
Congiuntivite erpetica
Si tratta di una forma estremamente diffusa e spesso ubiquitaria che si manifesta con sintomatologia a carico delle prime vie respiratorie e oculare che colpisce con maggiore frequenza gli animali giovani. Il soggetto infettato può mostrare la sintomatologia in alcuni casi per lunghissimi periodi oppure divenire un portatore cronico latente. Il marcato tropismo dell'Herpesvirus felino nei confronti dell'epitelio sia congiuntivale che corneale determina la predisposizione a creare lesioni erosive ed ulcerative sulla loro superficie. In esito a queste lesioni si assiste al formarsi di un fenomeno aderenziale persistente definito simblefaro. Esso può coinvolgere la superficie corneale, palpebrale, bulbare e della terza palpebra (Fig. 5).
Come precedentemente riferito, l'interessamento dell'apparato escretore nasolacrimale da parte di queste lesioni può dare origine a forme di epifora cronica a causa dell'ostruzione dei punti lacrimali e dei canalicoli. Spesso l’infezione si localizza in maniera persistente e recidivante sul medesimo occhio lasciando il controlaterale assolutamente normale. L’agente eziologico ha la tendenza a localizzarsi e cronicizzare a livello del ganglio nervoso del trigemino e anche a livello corneale determinando, in situazioni particolari di stress o per somministrazione di farmaci immunodepressori, la slatentizzazione del virus e la recidiva della malattia. In alcuni casi una conseguenza della malattia può essere l'insorgenza di cheratocongiuntivite secca.
Congiuntivite da Calicivirus
La calicivirosi, oltre che lesioni all'apparato respiratorio, del cavo orale e delle articolazioni può causare, nella specie felina, congiuntivite. La malattia ha in genere una minore patogenicità rispetto alla forma erpetica e può tendere a essere autolimitante. Anche in questo caso possiamo avere comunque cronicizzazione della patologia con localizzazione del virus a livello oro-faringeo.
Congiuntivite da Chlamydophila felis
L’agente eziologico è un batterio Gram negativo intracellulare obbligato con notevole tropismo per le membrane mucose. Esso colpisce principalmente la congiuntiva ma può determinare problemi anche a livello dell'apparato gastroenterico e respiratorio. La lesione inizia spesso a livello congiuntivale monolaterale per poi coinvolgere anche l'occhio controlaterale nell'ambito di alcuni giorni (Fig. 6).
A differenza delle altre specie l'interessamento corneale nel gatto è estremamente inusuale. Quasi costantemente sono associati sintomi di coinvolgimento delle prime vie respiratorie con febbre e linfoadenopatia regionale. La malattia in alcuni soggetti può tendere ad avere un andamento cronico. È documentato lo stato di portatore asintomatico così come la fase latente del microrganismo a livello genitale e gastrointestinale.
Congiuntivite da Micoplasma
Rappresenta la causa meno frequente di congiuntivite nella specie felina e ai fini della manifestazione della patologia deve spesso concorrere un fattore stressante concomitante. Può manifestarsi inizialmente in un occhio e coinvolgere il controlaterale nell'ambito di alcuni giorni. Spesso la malattia è autolimitante.
Congiuntivite eosinofilica
Si tratta di una forma ad eziologia sconosciuta che può essere o meno associata a cheratite della stessa natura. Essa si manifesta clinicamente con la presenza di placche biancastre sopraelevate ma adese alla superficie della congiuntiva dai contorni irregolari. La condizione può essere mono o bilaterale (Fig. 7).
Congiuntivite lipogranulomatosa
La patologia si osserva con maggior incidenza a livello bilaterale, e si manifesta con la presenza di piccoli noduli biancastri singoli o multipli localizzati all'interno della congiuntiva in prossimità del margine palpebrale. Essi determinano molto spesso fastidio all'animale. I soggetti colpiti sono frequentemente di razza europea e solitamente di età avanzata (età media riportata 11 anni).
Congiuntivite neonatale
Presente nelle primissime fasi perinatali spesso ancora prima dell'apertura dell'anchiloblefaro fisiologico. Si tratta di una forma acuta con scolo oculare mucopurulento e marcata chemosi congiuntivale. Le palpebre, per l'edema e l'infiammazione congiuntivale e per l'accumulo di essudato al di sotto di esse, spesso risultano essere rigonfie. Possibili complicanze sono l’ulcera corneale con le sequele ad essa associate o il manifestarsi di simblefaro.Tra le cause più probabili l’herpesvirus, il calicivirus, la clamidiosi o altre forme batteriche opportunistiche.
Carcinoma squamocellulare
Questo tumore oculare è caratterizzato da una marcata tendenza all’invasività e si manifesta con aree ispessite tendenzialmente associate a fenomeni erosivi e ulcerativi anche con frequente coinvolgimento della struttura palpebrale (Fig. 8).
ESAMI DIAGNOSTICI
In questa specie animale la diagnosi eziologica certa in corso di congiuntivite è in alcuni casi estremamente complessa e anche tecniche sofisticate quali l’immunofluorescenza (Ifat), l’Elisa (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay), la Polimerase chain reaction (PCR) ecc. spesso hanno dimostrato scarsa significatività dal momento che in molti studi sono risultati positivi anche soggetti clinicamente sani.
Gli esami diagnostici a disposizione sono in generale (Tabella 1):
Esame colturale batterico con eventuale antibiogramma
Numerosi studi riportano la scarsa affidabilità dell'esame colturale ai fini dell’indirizzo diagnostico in quanto spesso vengono isolate forme batteriche patogene o non patogene anche da soggetti in cui non compare sintomatologia clinica.
Tali esami debbono pertanto essere utilizzati soprattutto nelle forme croniche e le patologie trattate per lunghi periodi con antibiotici anche di classi differenti. Per la loro esecuzione si consiglia l'utilizzo di tamponi sterili precedentemente umidificati e la loro immediata apposizione su terreni colturali idonei. Occorre ricordare che alcuni anestetici topici possono inibire la crescita batterica e che l'esame colturale, allo scopo di evitare fenomeni di inquinamento secondario, andrebbe effettuato prima dell'inizio della visita.
Raschiato congiuntivale
Per tale manualità possono essere utilizzati la spatola di Kimura oppure spazzolini appositi (ad es. citobrush). Dalla morfologia cellulare, dalla presenza o meno di batteri (cocchi o bastoncelli) ed inclusioni intracitoplasmatiche possono essere acquisite preziose informazioni a fini diagnostici e terapeutici.
Biopsia della congiuntiva
Può essere effettuata, in soggetti che collaborano, con la semplice somministrazione di anestetico locale (ad es. ossibuprocaina) e l'utilizzo di pinza atraumatica con una piccola forbice smussa per tessuti molli. In tal modo viene prelevato un piccolo campione di alcuni millimetri che deve essere posto all'interno di una provetta con soluzione conservante (ad es. formalina) dopo averlo fissato su un campione di carta bibula per evitare un suo possibile danneggiamento.
Citologia di alcune patologie congiuntivali
Lo striscio di una congiuntivite batterica permette di identificare numerosi neutrofili e batteri con cellule epiteliali spesso alterate. In genere nelle forme acute sono presenti pochi elementi mononucleati che risultano essere più rappresentati nelle forme croniche.
In corso di congiuntivite eosinofilica il raschiato congiuntivale evidenza la presenza di eosinofili e mastociti mentre istologicamente possono essere identificati eosinofili, linfociti, plasmacellule, macrofagi e mastociti.
La congiuntivite lipogranulomatosaè una lesione caratterizzata dalla presenza di macrofagi e cellule gigantimultinucleate contenenti lipidi. In alcuni soggetti si riscontra infiltrato linfocitario, plasmacellulare e neutrofilico.
In corso di congiuntivite erpetica nelraschiato congiuntivale si riscontrano in modo aspecifico esclusivamente cellule epiteliali e numerosi neutrofili.
Nel raschiato congiuntivale eseguito su campioni di congiuntivite da Clamidia si possono osservare neutrofili e linfociti ed i caratteristici corpi inclusi a livello del citoplasma delle cellule epiteliali congiuntivali. Nel raschiato congiuntivaledi soggetti affetti da Micoplasmosi è presente cellularità polimorfonucleata e si può osservare il microrganismo sotto forma di elementi coccoidi in associazione alle cellule epiteliali congiuntivali.
In corso di neoplasie della congiuntiva l'aspetto citologico e istopatologico è estremamente variabile in conseguenza della neoplasia presente.
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Tabella 1. Esami diagnostici
TERAPIA
In relazione alla causa determinante la terapia può essere estremamente variabile. Essa può essere causale o sintomatica, possono essere somministrati farmaci sia ad uso topico che sistemico ed in alcuni casi possono essere utilizzati vaccini a scopo di profilassi.
Le congiuntiviti batteriche possono essere trattate a livello locale con antibiotici (ad es. tobramicina, chinolonici, gentamicina, cloramfenicolo). Possono risultare utili i lavaggi con soluzioni disinfettanti blande a base di povidone-iodio diluito e la pulizia della zona palpebrale in caso di accumulo di secreto. Solo in caso di grave sintomatologia può essere necessaria la loro somministrazione anche a livello sistemico. In questi casi può risultare indicata l'associazione di amoxicillina e acido clavulanico, l'utilizzo di cefalosporine, tetracicline o di altri antibiotici secondo la preferenza del clinico.
In corso di congiuntivite eosinofilica possono essere somministrati corticosteroidi topici (ad es. desametazone, betametasone) a dosi scalari con lo scopo di mantenere la malattia sotto controllo con la minima dose inibente i sintomi clinici. Ad essi possono essere associati antibiotici (ad es. tobramicina, chinolonici, cloramfenicolo, gentamicina). In alcuni casi in questa terapia vengono associati anche antivirali topici (ad es. idoxiuridina, ganciclovir). Può essere anche somministrata ciclosporina allo 0,2% localmente e la patologia può trovare giovamento dall'uso di lacrime artificiali.
Una terapia alternativa consiste nella somministrazione di megestrolo acetato per via orale a posologia variabile in relazione all’esperienza del clinico (Tabella 2). Il farmaco presenta però numerosi effetti collaterali negativi tra i quali la possibile insorgenza di diabete mellito, iperplasia mammaria, soppressione surrenalica.
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Tabella 2. Possibile protocollo terapeutico in corso di congiuntivite e cheratite eosinofilica.
La terapia della congiuntivite lipogranulomatosa è chirurgica e consiste nell'incisione e curretage delle lesioni nodulari in associazione alla somministrazione topica di antibiotici e corticosteroidi.
In corso dicongiuntivite erpetica possono essere applicati farmaci antivirali ad uso topico quali la trifluridina, la vidarabina, l’idoxuridina, il cidofovir, l’acyclovir ed il ganciclovir. Sfortunatamente alcuni di questi principi attivi, in molti paesi, non sono disponibili in commercio ma possono essere in alcuni casi preparati in modo galenico da farmacie specializzate. A questi farmaci può essere associata la somministrazione di antivirali ad uso sistemico quale il famciclovir (15-30 mg/per gatto/os/bid).Viene raccomandato anche l’uso per via orale di L-lisina (250-500 mg/gatto/die) o di interferone sia per via sistemica che topica. Data la concomitante presenza spesso di fenomeni infettivi si suggerisce l'utilizzo di antibiotici ad uso topico quali tobramicina, chinolonici, cloramfenicolo. L’importanza della vaccinazione ai fini di creare un immunità duratura è controversa.
Nella terapia delle herpesvirosi andrebbero sempre evitati, causa il pericolo di riattivare forme latenti, i corticosteroidi sia per uso topico che per uso sistemico.
Nel caso di clamidiosi può essere utilizzata doxiciclina (5 mg/kg per 3 settimane), eritromicina, azitromicina (5mg/kg ogni 48-72 ore), rifampicina e fluorochinolonici. A livello locale viene consigliata la applicazione di tetracicline, 4 volte al giorno per 15 giorni. In questa malattia la vaccinazione determina una buona protezione immunitaria.
In corso di micoplasmosi gli antibiotici d'elezione sono rappresentati dalle tetracicline, dal cloramfenicolo, dalla gentamicina e dalla eritromicina.
Nel caso di congiuntivite neonatale, se ancora presente l’anchiloblefaro fisiologico, è imperativa l'apertura chirurgica della palpebra con bisturi o il taglio con forbice smussa. L'accurata pulizia dello scolo oculare muco purulento associata all'applicazione topica di antibiotici e lacrime artificiali possono essere risolutivi nel caso la patologia sia affrontata in modo rapido.
Nelle forme parassitarie le larve dei nematodi devono essere rimosse meccanicamente, mentre a scopo di profilassi può essere utilizzato anche l’imidaclopride spot on.
Nel caso di contatto con agenti chimici è fondamentale la tempestività dell'intervento. Occorre lavare l'occhio interessato ripetutamente e per un tempo prolungato con soluzioni tampone; la terapia topica prevede l'utilizzo di antibiotici (ad es. tobramicina, cloramfenicolo, chinolonici), farmaci anticollagenasici (ad es. acetilcisteina), cicloplegici (atropina 1%) e lacrime artificiali. Per via sistemica debbono essere somministrati antibiotici (ad es. doxiciclina), anti-infiammatori non steroidei (ad es. carprofene) o corticosteroidi (ad es. prednisone).In alcuni casi viene suggerita, se ritenuto necessario, la protezione dell'occhio con flap della terza palpebra.
Le congiuntiviti allergiche, se conseguenti a contatto diretto (polveri, allergeni), possono trovare giovamento da lavaggi ripetuti di soluzione salina sterile. Esse possono essere trattate attraverso l'utilizzo di corticosteroidi topici e se la forma risulta essere generalizzata anche sistemici. La posologia dovrebbe essere limitata al minimo dosaggio e frequenza necessaria al controllo della malattia. Anche l'uso topico di antinfiammatori non steroidei, di farmaci stabilizzanti la degranulazione dei mastociti (ad es. sodio cromoglicato, olopatadine, lodoxamide) e di antistaminici può in alcuni casi e essere utile al controllo della sintomatologia.
Nel caso di presenza di corpi estranei, oltre alla rimozione e all'accurato esame dei fornici congiuntivali che deve essere seguita da abbondante irrigazione con soluzioni disinfettanti, occorre aver cura di controllare se la cornea risulta essere interessata e inoltre porre l'animale sotto terapia antibiotica topica.
In corso di ferite congiuntivali spesso la semplice terapia di controllo antibiotica topica può garantire la guarigione se il difetto non è particolarmente ampio. In caso di difetti gravi occorre procedere alla sutura con filo riassorbibile del calibro 7-8/0.
La congiuntivite follicolare è molto frequente negli animali giovani e solitamente non necessita di terapia se non compare una marcata sovrainfezione batterica o la tendenza allo strofinamento e all'autotraumatismo. Spesso in questi soggetti la semplice pulizia con soluzioni blande è sufficiente a mantenere sotto controllo i sintomi clinici. In soggetti adulti o in situazioni particolarmente complesse può essere indicato l'intervento chirurgico di asportazione o raschiamento dei follicoli seguito dalla somministrazione di associazione antibiotico corticosteroidee locali.
Per la congiuntivite conseguente a cause meccaniche (entropion, ciglia ectopiche, trichiasi, distichiasi) è necessaria lacorrezione chirurgica del difetto presente.
La congiuntivite secondaria a iposecrezione lacrimale può essere curata con terapia locale a base di ciclosporina 0,2% unguento.
Le neoplasie congiuntivali devono essere rimosse con ampio margine data l'alta invasività della malattia. Nonostante ciò in alcuni soggetti è estremamente frequente la recidiva che obbliga sfortunatamente alla exenterazione. Ai fini terapeutici può essere utilizzata anche la terapia radiante e la criochirurgia come ausilio alla terapia chirurgica.
Bibliografia
