[{{{type}}}] {{{reason}}}
{{/data.error.root_cause}}{{{_source.displayDate}}}
{{/_source.showDate}}{{{_source.description}}}
{{#_source.additionalInfo}}{{#_source.additionalFields}} {{#title}} {{{label}}}: {{{title}}} {{/title}} {{/_source.additionalFields}}
{{/_source.additionalInfo}}Le infezioni da dermatofiti sono relativamente comuni nella cavia. Gli agenti eziologici sono in genere Trichophyton mentagrophytes o Microsporum gypseum. I segni clinici sono rappresentati da eritema, alopecia, seborrea e formazione di croste; il prurito è variabile ma di solito è minimo o assente (Figg. 1 e 2). Molte cavie sono portatrici asintomatiche. La diagnosi si effettua con l’osservazione al microscopio del pelo infetto (Fig. 3) e con la coltura micotica.


La terapia si avvale dell’uso di prodotti topici (che agiscono sul microrganismo nel pelo) e sistemici (che agiscono a livello di follicolo). In letteratura si consiglia di abbinare i due tipi di trattamento, in quanto il tempo richiesto per la risoluzione viene notevolmente abbreviato. Tuttavia si deve valutare caso per caso, secondo il tipo di paziente, se utilizzare entrambi i trattamenti, solo quello sistemico o (per lesioni singole e/o poco estese) solo quello topico. I bagni possono risultare troppo stressanti (in certi soggetti possono indurre shock) quindi occorre prudenza nel consigliarli, mentre le spugnature possono essere tollerate meglio.
I dosaggi nei piccoli mammiferi esotici sono estrapolati da quelli per cani e gatti, ma mancano quasi sempre studi sulla sicurezza di impiego, per cui occorre ogni volta avvertire il proprietario di possibili effetti tossici o idiosincrasici.
TERAPIA TOPICA
Uno studio ha dimostrato che miconazolo e clorexidina in combinazione hanno un effetto sinergico in coltura contro i dermatofiti; questi due prodotti potrebbero quindi avere una maggiore attività se usati insieme come terapia topica.
L’uso locale di creme, lozioni e pomate ad uso umano non è consigliabile perché questi prodotti non sono formulati per penetrare nei follicoli e nei peli; inoltre facilmente vengono asportati con il leccamento e ingeriti.
TERAPIA SISTEMICA
È descritto l’uso aneddotico del lufenuron per via orale; il suo impiego è sconsigliato in quanto non vi è alcuna prova della sua efficacia.
La terapia va continuata per due settimane dopo la risoluzione clinica e, in teoria, fino ad ottenere la negativizzazione di 2-3 colture micotiche ad intervalli di una settimana.
L’ambiente può essere trattato con enilconazolo allo 0,2%, e come disinfettante è efficace l’ipoclorito di sodio alla diluizione di 1:10.
Occorre valutare l’eventuale presenza di fattori stressanti e predisponenti, ad esempio sovraffollamento, scarsa igiene, ecc. Uno dei fallimenti della terapia è causato dalla presenza di più animali, mentre il trattamento viene attuato solo su quello che presenta segni clinici. Si possono quindi verificare infezioni cosiddette “a ping pong”, che perpetuano la presenza dei dermatofiti dovuta ai portatori che fungono da serbatoio e continuano a trasmettersi la malattia a vicenda.
Occorre avvertire il proprietario che si tratta di una zoonosi (la dermatofitosi è la zooonosi più comune trasmessa dai roditori) e che possono essere interessati anche altri animali presenti nella casa.
