Herpesvirus canino (CHV)

  • Disciplina: Malattie infettive
  • Specie: Cane

L’infezione sostenuta dall’Herpesvirus canino (CHV), descritta per la prima volta da Carmichael e coll. nel 1965 e quasi simultaneamente da altri due gruppi di ricercatori (Stewart e coll., 1965; Spertzel e coll., 1965), è responsabile di aborti e mortalità di cuccioli al di sotto delle tre settimane di vita. CHV appartiene alla famiglia Herpesviridae, sottofamiglia Alphaherpesvirinae. La specie di appartenenza include un unico sierotipo, il cui ceppo di referenza è rappresentato da CHV-1 F205V (Carmichael e coll., 1965). Le caratteristiche morfologiche di CHV sono comuni alla famiglia di appartenenza.

Le particelle virali appaiono sferiche con un diametro approssimativo di 120-150 nm e sono provviste di un envelope trilaminare di natura lipidica dal quale prendono origini proiezioni di natura glicoproteica denominate spikes o peplomeri. In analogia a quanto si osserva nell'infezione sostenuta da alphaherpesvirus, un aspetto particolarmente importante per la persistenza e diffusione di CHV nell'ambiente, è rappresentato dal fenomeno della latenza nei gangli nervosi. Condizioni stressanti quali ad esempio trattamenti con corticosteroidi, trasporto, patologie immunosoppressive possono determinare la riattivazione e conseguente eliminazione del virus nell'ambiente esterno.

ASPETTI EPIDEMIOLOGICI
CHV risulta sensibile all’azione di numerosi disinfettanti, quali: sali d’ammonio quaternario, formolo e derivati fenolici. Il virus è stabile entro valori di pH compresi tra 6,5 e 7,6 e viene inattivato dal pH acido. È inoltre sensibile al calore.In condizioni naturali, la principale specie recettiva all’infezione è rappresentata dal cane, eccezionalmente il coyote. In vitro, la maggior parte dei ceppi replica su monostrati cellulari di origine canina, prediligendo colture primarie di rene e di macrofagi polmonari, alla temperatura di 34-35°C; temperature superiori ne rallentano lo sviluppo.

L’effetto citopatico è caratterizzato da arrotondamento cellulare e presenza di corpi inclusi intranucleari di tipo A di Cowdry. L’infezione sostenuta da CHV presenta diffusione cosmopolita. Le indagini sierologiche condotte su diverse popolazioni di cani hanno rilevato percentuali di sieropositività comprese tra il 6 e il 30%. Tuttavia, nei canili dove la circolazione del virus può essere favorita da inadeguate condizioni igieniche e dal sovraffollamento, viene normalmente riscontrata un’elevata percentuale di infezione (95%), anche in assenza di manifestazioni cliniche nei neonati (Rinaldo e coll., 2000).

TRASMISSIONE
La trasmissione del virus si realizza attraverso le vie: oro-nasale, verticale e venerea. In particolare, i cuccioli neonati possono infettarsi per via digerente e inalatoria, attraverso l’ingestione o l’inalazione di materiale infetto, per via transplacentare e in vagina durante il passaggio nel canale del parto (Rinaldo e coll., 2000). Nei soggetti adulti l’infezione si realizza principalmente attraverso la via venerea durante l’accoppiamento e la via oro-nasale. Le principali fonti di eliminazione di CHV nell’ambiente esterno sono rappresentate da:

  • escrezioni nasali: fino a 15 giorni dopo l’infezione;
  • escrezioni vaginali: fino a 20 giorni dopo l’infezione nel maschio e fino a 16 nella femmina;
  • feto ed invogli fetali in caso di aborto;
  • escrezioni di cuccioli infetti (saliva, lacrime, urina e feci).

 PATOGENESI
La patogenesi dell’infezione erpetica dipende da alcuni fattori quali: via di infezione, età, temperatura corporea e stato immunitario dell’ospite. Nei cuccioli di età inferiore alle due settimane, il virus dapprima replica a livello di mucosa nasale, faringe e tonsille e successivamente diffondendo per via ematica, invade il fegato, reni, tessuti linfatici, polmoni e sistema nervoso centrale. Qualora vengano colpite cucciolate di età superiore alle due settimane, l’infezione rimane localizzata a livello di mucose oculari e respiratorie dove la temperatura locale (35°-36°C) favorisce la sopravvivenza e la replicazione del virus. Generalmente viene colpita una sola cucciolata di una stessa cagna in quanto dopo la prima infezione, la cagna svilupperà immunità nei confronti di CHV e le successive cucciolate saranno protette dagli anticorpi materni assunti con il colostro (Rinaldo e coll., 2000). Nei soggetti adulti l’infezione è limitata al tratto genitale, al nasofaringe, alle tonsille, ai linfonodi bronchiali ed occasionalmente ai polmoni. Gli effetti dell’infezione transpalcentare variano in base all’epoca di gestazione in cui si realizza l’infezione: se la femmina gravida si infetta a metà gestazione o più tardivamente sono stati descritti  aborto, nati-mortalità o nascita di cuccioli disvitali che a distanza di pochi giorni svilupperanno l’infezione erpetica sistemica. In quest’ultimo caso, la maggior parte dei cuccioli muore tra il 2° e 4° giorno di vita, manifestando un violento stato ipotermico associato a turbe nervose.

MANIFESTAZIONI CLINICHE
La malattia è generalmente asintomatica nei cani infettati a più di 2 settimane di vita, o decorre in forma subclinica; occasionalmente si può osservare congiuntivite associata a lievi sintomi respiratori. L'infezione è invece generalmente fatale nei  cani neonati mancando l'immunità materna. I cuccioli possono infettarsi durante il passaggio nel canale del parto in cagne infette, ma più comunemente   attraverso il contatto con secrezioni oronasali della madre stessa o di altri cani presenti nell'allevamento. Negli animali infettati durante le prime due settimane di vita, i segni clinici più frequentemente riscontrabili sono rappresentati da anoressia, abbattimento, dolorabilità  addominale con emissione di feci giallo-verdastre o emorragiche, nausea, vomito e guaiti continui; inoltre, si osservano spesso rinite con scolo nasale emorragico o mucopurulento, dispnea, ipotermia, pedalamento ed opistotono. Sono comuni anche le petecchie a livello delle membrane mucose. L’infezione interessa tutti i cuccioli che, generalmente muoiono entro 24-48 ore.

Nei soggetti che sopravvivono persistono sintomi neurologici caratterizzati da atassia, cecità, depressione del sensorio e deficit vestibolo-cerebellari incompatibili con la vita. L’infezione genitale, che si realizza nei soggetti adulti durante l’accoppiamento, determina l’insorgenza di lesioni linfofollicolari. In particolare, nel maschio si può osservare balanopostite, mentre nella femmina si sviluppano lesioni vescicolari ed iperemia della mucosa vaginale, occasionalmente associate ad emorragie petecchiali. Le lesioni vescicolari si rendono evidenti durante il proestro e tendono a regredire nell’anestro.

Nei soggetti adulti, in cui l’infezione si realizza attraverso la via respiratoria, i segni clinici più frequentemente riscontrabili sono rappresentati da tosse secca, scolo nasale e tonsillite; in alcuni casi, per l'intervento di patogeni di irruzione secondaria, si possono osservare quadri di bronchite o broncopolmonite. Studi condotti in proposito, hanno dimostrato che CHV fa parte del gruppo di patogeni responsabili della sindrome della tosse dei canili, insieme all’adenovirus del cane tipo 2, al coronavirus respiratorio del cane, al virus della parainfluenza e a batteri quali mycoplasmi e Bordetella spp.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Il problema della mortalità neonatale è diventato emergenza in particolare con la comparsa di infezioni erpetiche (CHV) endemiche, tuttavia sono varie le cause che possono determinare la morte di cuccioli molti piccoli od appena nati.  Cause non-infettive di morte neonatale durante le prime tre settimane di vita del cucciolo sono spesso legate a problemi sorti mentre il feto era in utero o collegati al momento del parto: inerzia uterina o difficoltà di passaggio nel canale, anomalie congenite, raffreddamenti, malnutrizione, ipocalcemia o ipoglicemia. Tra le cause infettive se ne conoscono  sia di virali che di batteriche, ma anche di parassitarie:  Parvovirus (CPV1) e CHV sono i fattori eziologici che più spesso determinano la morte di un cucciolo tra l'età di 0 e 12 settimane. Anche le infezioni batteriche sostenute da Escherichia coli, Staphylococcus spp. e Streptococcus spp. sono però una causa da non sottovalutare nei casi di mortinatalità.

ASPETTI DIAGNOSTICI
I cani asintomatici o le femmine che soffrono di infezione uterina, possono mantenere una infezione latente con eliminazione del virus per circa una settimana attraverso le secrezioni nasali o genitali ed in seguito, con eliminazione ad intervalli non prevedibili, per mesi o anche anni. Il virus latente può essere ri-eliminato durante fenomeni di stress (traslochi, mostre, gravidanza) o, sperimentalmente, con l'uso di farmaci immunosoppressivi (corticosteroidi). Dal punto di vista anatomo-patologico, nei cuccioli le lesioni predominanti sono la necrosi focale disseminata e le emorragie.

Gli organi maggiormente interessati sono i reni (lesioni “patognomoniche”) (Fig. 1), nei quali è possibile osservare emorragie sottocapsulari che si presentano come aree rosse circondate da un alone bianco di tessuto necrotico, e che spesso si estendono fino alla corticale e alla midollare. Aree multifocali di necrosi ed emorragia possono osservarsi anche a carico di diversi altri organi quali polmone, fegato, milza (Fig. 2), cervello e intestino.
Anche la meningoencefalite è comune. Talvolta all'interno delle aree necrotiche è possibile osservare microscopicamente la presenza di inclusioni intranucleari, ma è raro. La diagnosi di laboratorio diretta si basa sull’isolamento del virus dagli organi di cuccioli morti o da lesioni vescicolari ai genitali di cani adulti; inoltre, è possibile ricorrere all’applicazione di metodiche di biologia molecolare quali la polymerase chain reaction (PCR) che rispetto alle tecniche tradizionali risulta dotata di maggiore sensibilità e specificità. Il virus latentizzato può essere evidenziato con l'utilizzo della PCR, in quanto persiste nei gnagli del trigemino, come pure nei gangli lombo-sacrali, tonsille e ghiandola salivare parotide. Essendo però l'eliminazione virale intermittente, un esito negativo non deve essere preso come prova certa che l'animale sia effettivamente negativo. In alcuni lavori si suggerisce  comunque di effettuare il prelievo per la PCR durante il proestro o subito prima del parto per assicurarsi che l'animale non elimini il virus al momento del parto. La diagnosi indiretta, finalizzata all’individuazione di anticorpi anti-CHV, può essere effettuata mediante test di sieroneutralizzazione o immunofluorescenza indiretta da eseguire su doppio o triplo campione ad intervalli di 15 e 21 giorni per valutare l’avvenuta sieroconversione. Si segnala che è stato osservato un calo del titolo anticorpale durante il diestro, mentre i titoli maggiori si osservano nelle fasi di fine anaestro o proestro.

PROFILASSI
La profilassi diretta nei confronti dell’infezione sostenuta da CHV si basa sull’esecuzione di controlli periodici finalizzati ad individuare i portatori destinati alla riproduzione. Tali controlli devono essere basati sia su attente visite cliniche che permettano di valutare l’eventuale presenza di lesioni vescicolari agli organi genitali, sia su prelievi sierologici da sottoporre a test di sieroneutralizzazione o immunofluorescenza indiretta. Accanto agli interventi di profilassi diretta attualmente è possibile ricorrere anche all’impiego di un vaccino a subunità da somministrare annualmente ai riproduttori. In Europa, Italia compresa, è in commercio un vaccino inattivato a subunità da utilizzare nelle cagne in prossimità del concepimento e 1-2 settimane prima del parto per prevenire nei cuccioli la mortalità, i sintomi clinici e le lesioni causate dall’Herpesvirus contratto dalla madre in utero o nei primi giorni di vita. Tuttavia, la bassa incidenza di epidemie cliniche e la scarsa durata della protezione indotta dal vaccino non ne raccomandano un uso di routine, se non in casi specifici, come ad esempio allevamenti con dimostrata presenza del virus, sebbene anche in questi il ruolo dell'Herpesvirus canino nei casi di mortalità neonatale e disordini della riproduzione non sia stato completamente definito (allevamenti in cui la sieroprevalenza è  del 100% non presentano problemi di mortinatalità). Tuttavia quando una femmina non-immune  è introdotta in questi allevamenti si possono avere nei suoi cuccioli gravi episodi di mortalità.


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