Organismi acquatici ornamentali: patologie a eziologia batterica

  • Disciplina: Acquariologia
  • Specie: Pesci

Le patologie batteriche dei pesci ornamentali sono le più diffuse nelle vasche domestiche e possono coinvolgere senza alcuna distinzione tutte le specie ittiche tropicali, d’acqua fredda, marina e salmastra. Acquari di ogni dimensioni e laghetti ospitano naturalmente numerose specie microbiche che compongono la normale flora batterica del sistema, fondamentale per il giusto compimento della catena del detrito acquatico. Ai batteri utili si affiancano anche specie, spesso cosmopolite, potenziali agenti di patologie clinicamente apprezzabili.

Da un punto di vista pratico gli agenti eziologici batterici possono essere dunque suddivisi in primari e secondari. Un’attenta analisi della casistica dimostra che in acquariologia sono pochi gli agenti microbici primari, al contrario di quelli secondari la cui attività patogena è favorita da un’iniziale azione condotta da uno o più stressors di differente natura che agiscono sugli organismi in vasca. Quando ci si reca a domicilio per una consulenza è dunque importante un approfondito segnalamento e un’attenta anamnesi di vasca da affiancare, in contemporanea, all’esame clinico generale e particolare dei singoli pazienti colpiti da patologia. In tal modo è possibile agire a tutto tondo individuando e intervenendo con opportune modifiche anche in un quadro ben più ampio di medicina preventiva.

FATTORI PREDISPONENTI
La presenza di uno o più stressor agendo indirettamente sul sistema immunitario degli organismi acquatici (stress cronico), funge spesso da fattore predisponente per la comparsa di patologie a eziologia batterica. Il segnalamento e l’anamnesi di vasca devono comprendere una serie valutazioni visive dirette e di domande inerenti i parametri sia tecnici sia manageriali. Tra i primi, le dimensioni e la forma dell’acquario o del laghetto, il sistema di filtraggio e ricircolo, la strutturazione ambientale, i parametri chimico/fisici, l’illuminazione sia in termini di qualità sia di ore di luce, le specie ospitate, la compatibilità interspecifica e intraspecifica, il numero di esemplari ospitati e la “storia” dell’acquario nel tempo. Le principali domande sul management riguardano invece i cambi o i rabbocchi dell’acqua, la provenienza della stessa (fonte idrica od osmosi), i prodotti utilizzati, la gestione alimentare, l’origine degli esemplari, le manualità messe in atto prima dell’introduzione e tutto ciò che può essere un potenziale punto critico per il sistema acquario.

BATTERI GRAM –
Le patologie sostenute da batteri Gram – rappresentano le più diffuse in acquariofilia coinvolgendo specie microbiche le più diffuse delle quali appartenenti ai generi Pseudomonas, Aeromonas, Vibrio, Flavobacterium ed Edwardsiella.

Il genere Aeromonas comprende batteri mesofili ubiquitari, saprofiti, presenti nelle acque dolci, salmastre e marine. A. hydrophila è uno degli agenti più comuni e in genere esplica un’attività patogena a seguito dell’azione primaria di uno stressor. Questo agente eziologico sopravvive all’interno di un ampio range di temperatura (7°-37°), tale adattabilità lo rende frequentemente isolabile a partire dai campioni prelevati durante la pratica clinica. Le lesioni a carico della cute comprendono ulcere ed emorragie (Fig. 1) ma è altresì frequente un coinvolgimento taòe da comportare coinvolgimento organico generalizzato e viscerale. Tra le sindromi meglio note correlate al genere Aeromonas vi è la dermatite ulcerativa della carpa koi (Fig. 2) che colpisce anche i pesci rossi (Fig. 3). A. salmonicida è invece agente primario di patologia noto da tempo in acquacoltura come agente della foruncolosi dei salmonidi ma diffuso ormai anche in ambito ornamentale dove provoca lesioni ulcerative in genere non accompagnate da setticemia.

Al genere Vibrio appartengono specie patogene ad azione sia primaria sia secondaria causanti una sintomatologia simile a quella evidenziabile nelle forme setticemiche da Aeromonas.

I batteri appartenenti al genere Edwardsiella (da tempo noti nell’allevamento del pesce gatto con E. ictaluri) e Pseudomonas completano un ampio quadro microbiologico spesso caratterizzato da una sintomatologia clinica aspecifica che comprende sintomi locali e/o sistemici quali letargia, anoressia, alterazioni nella fase di nuoto, corrosione delle pinne (Fig. 4), lesioni ulcerative ed emorragiche della cute, ascite, esoftalmia, lesioni opercolari e branchiali.

Flavobacterium columnare è invece agente della ben nota “malattia colonnare”, che colpisce numerose specie ornamentali e si può manifestare in forma acuta o cronica con una sintomatologia di tipo respiratorio (in seguito alle lesioni necrotiche a carico delle branchie) o, nella forma più caratteristica, con la comparsa di zone più chiare “a sella” sul corpo, in particolare sul dorso dell’individuo colpito, che possono estendersi a partire dal territorio attorno alla pinna dorsale verso il resto del corpo.



BATTERI GRAM +
Gli agenti batterici più diffusi appartengono al genere Streptococcus e a quelli correlati tra i quali Enterococcus e Lactococcus. Rappresentati da numerose specie negli ambienti acquatici d’acqua dolce e marini (acqua e fanghi), non causano una sintomatologia clinicamente differente rispetto ai Gram – a eccezione di una maggior incidenza statistica del coinvolgimento neurologico che può presentarsi con modificazioni della posizione in acqua e alterazioni durante la fase di nuoto (scoordinato o circolare) spesso seguiti da elevata mortalità. Ai fini diagnostici è importante l’esame colturale possibilmente a partire da campioni cerebrali isolati durante la necroscopia facendo attenzione ad evitare contaminazioni in fase di prelievo.

MICOBATTERIOSI
I micobatteri patogeni nei pesci ornamentali appartengono al gruppo dei MOTT (Mycobacteria Other Than Tuberculosis) o NTM (Nontuberculous Mycobacteria). Come dimostrato dagli studi scientifici, questi microrganismi sono diffusi con una prevalenza pari al 75% delle vasche domestiche dove compongono parte della flora batterica. A conferma di ciò vi sono i dati riguardanti l’isolamento laboratoristico degli stessi che è stato ottenuto non solo a partire da pesci e invertebrati, ma anche da lumache, alghe, muschi, piante e substrati degli acquari (Tab. 1). Ciò ne conferma un’estrema diffusione favorita dagli spostamenti (acqua e organismi) e dagli acquisti (organismi e piante) lungo la filiera commerciale internazionale -importatore-negozio-casa.

Tab. 1 MOTT isolati dai campionamenti in acquari domestici. Da: Beran et al., 2006, modificato.

Oltre alle potenzialità, anche zoonosiche, di specie quali M. marinum, già illustrate nell’articolo disponibile nella sezione zoonosi di Vetpedia, i micobatteri sono agenti causali di patologia in più di 150 specie acquatiche tra ornamentali e allevate a fine alimentare. Gli organismi possono dunque essere già portatori sani al momento dell’ingresso in vasca senza manifestare alcuna sintomatologia; in alternativa possono venire a contatto col micobatterio direttamente nell’acquario in seguito all’ingestione di altri pesci morti infetti o con il semplice contatto diretto con l’acqua di trasporto. Negli avannotti di alcune specie è stato inoltre dimostrato il contagio in seguito a trasmissione transovarica durante la gestazione. La comparsa della sintomatologia clinica segue in genere l’entrata in azione di uno o più stressors e coinvolge più di frequente gli esemplari anziani o con sistemi immunitari precedentemente indeboliti. Le manifestazioni cliniche sono aspecifiche e possono includere: anoressia, ulcere cutanee, ascite, corrosione delle pinne esoftalmia, malformazioni scheletriche (Figg. 5 A e B).

Ciò rende impossibile una diagnosi di certezza in vivo ma spesso, in seguito a un’attenta anamnesi, è possibile evidenziare un lento stillicidio di esemplari in vasca. La diagnosi di certezza è possibile mediante un esame anatomo/patologico, durante il quale è spesso possibile apprezzare granulomi in sede renale, splenica ed epatica (Fig. 6), e mediante l’istologia. Mediante la colorazione di Ziehl-Neelsen (Fig. 7) è inoltre possibile evidenziare i bacilli alcool resistenti di colore rosso in quanto capaci di trattenere la carbolfucsina.

Nonostante alcuni presidi farmacologici siano stati sperimentalmente utilizzati per il trattamento dei soggetti colpiti, a oggi, non vi è una terapia risolutiva e il miglior sistema di gestione della patologia consiste in un corretto periodo di quarantena (almeno due mesi) lungo la filiera commerciale e una corretta gestione sanitaria delle acque mediante l’utilizzo di sistemi di sterilizzazione (UV). La serie dei passaggi lungo la filiera commerciale aumenta la possibilità d’introduzione nella vasca domestica nella quale è fondamentale ridurre al minimo il rischio della comparsa di qualsiasi agente stressante. Nei casi estremi, con un’eventuale comparsa di mortalità di massa o coinvolgimento delle vasche da riproduzione, ricorrere a detersioni e sterilizzazioni profonde delle vasche svuotate e di tutte le attrezzature (sifoni, retini, contenitori, forbici) con specifici prodotti tubercolicidi disponibili in commercio. Una particolare attenzione deve essere riservata al rischio zoonosico di alcuni micobatteri, per il quale si rimanda allo specifico articolo dedicato alle zoonosi acquatiche su questo portale.

DIAGNOSTICA DI LABORATORIO
La non specificità dei segni clinici riconducibili ai numerosi agenti batterici, rende fondamentale affidarsi a un’attenta e specifica diagnostica di laboratorio. Le indagini possono essere condotte sia su organismi vivi (strisci a fresco, colorazioni vitali, tamponi, colture e antibiogrammi), sia su esemplari deceduti (necroscopia e istologia). I prelievi, la conservazione e il trasporto divengono tanto fondamentali quanto dunque potenziali punti critici ai quali prestare specifiche attenzioni. I tamponi profondi, i tessuti destinati alle colture (Fig. 8), all’isolamento (Fig. 9) e all’antibiogramma devono essere conservati in terreni di trasporto idonei cercando di mantenere temperature di trasporto il quanto più simili a quelle della vasca durante tutto il percorso verso il laboratorio e durante la crescita in incubazione.

La diagnostica post mortem riveste altresì un ruolo fondamentale in acquariologia poiché fornisce informazioni sui patogeni nell’ambiente chiuso della vasca. Sia per motivi fisiologici, sia ambientali, i pesci e gli altri organismi acquatici vanno incontro entro poche ore a importanti fenomeni litici che possono limitare le potenzialità diagnostiche laboratoristiche, dunque l’esame necroscopico (Fig. 10) deve essere condotto al più presto subito dopo il decesso.

Inoltre, se l’individuo vivo non fosse stato messo in precedenza in una vasca separata per la terapia, la sola presenza di altri organismi (che potrebbero nutrirsene) e/o la semplice strutturazione ambientale potrebbero rendere più complesse e prolungate anche solo le operazioni della ricerca della carcassa in acquario con ulteriore perdita di tempo. Durante l’esame necroscopico è inoltre possibile raccogliere ulteriori tamponi e ma soprattutto campioni di tessuti e organi che dovranno essere posti in contenitori sigillati rispettando un rapporto tessuto-formalina neutra tamponata di 1:10. Non appena giunti in laboratorio saranno inclusi in paraffina e successivamente tagliati per essere sottoposti alle colorazioni di base e, su richiesta, a quelle più specifiche.

SOMMINISTRAZIONE DEL FARMACO: TRA NORMATIVA E PARTICOLARITÀ ACQUATICHE
La scelta del principio farmacologico da utilizzare, il dosaggio e la somministrazione negli organismi acquatici devono essere preceduti da una serie di attente riflessioni sia fisiologiche sia pratiche poiché, oltre alle diverse caratteristiche anatomiche e metaboliche spesso variabili persino tra le singole famiglie ittiche (per le quali si invitano i colleghi alla consultazione di specifiche pubblicazioni scientifiche). I principi possono essere diluiti in acqua, miscelati nel mangime, somministrati direttamente al soggetto per via topica (es. creme nei trattamenti post ustione) o mediante iniezioni se l’esemplare ha dimensioni tali da consentire manualità sicure (Figg. 11 e 12) . Se dosato direttamente in vasca si dovrà inoltre considerare la possibile azione del principio attivo sulla flora batterica filtrante che in molti acquari, consente la sopravvivenza dell’intera vasca svolgendo ruoli chiave all’interno del ciclo dell’azoto.

Oltre alle riflessioni pratiche è importante conoscere la relazione tra la normativa vigente sul farmaco e l’acquariofilia. Infatti fino al 2009 erano disponibili nei pet shop diversi prodotti da banco consigliati per il trattamento di alcune patologie dei pesci ornamentali, anche a eziologia batterica. I composti potevano essere somministrati, rispettando il dosaggio consigliato sul bugiardino, direttamente in vasca e lasciati agire. In seguito alla segnalazione della Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario al Nucleo Centrale del Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute, ai Servizi Veterinari regionali, Pif e Uvac, i Carabinieri per la Tutela della Salute hanno sequestrato più di 25000 confezioni in quanto tali prodotti erano sprovvisti dell’autorizzazione per l’immissione in commercio (AIC).

Oggi (2017) nei pet shop sono disponibili solo un esiguo numero di questi prodotti autorizzati nel rispetto della vigente normativa sul farmaco. Seppur comodi e utili in specifiche condizioni, non bisogna mai dimenticare che solo il medico veterinario deve essere la figura di riferimento nella scelta del farmaco potendo, se opportuno, prescrivere le molecole più adatte, la giusta posologia e le vie di somministrazione più efficacie al fine della guarigione.


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