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Piodermite superficiale nel cane

  • Disciplina: Dermatologia
  • Specie: Cane

La piodermite superficiale è un’infezione batterica dell’epidermide e della porzione superficiale del follicolo pilifero. Il principale agente eziologico è Staphilococcus pseudintermedius ma altri stafilococchi, come S. schleiferi ed altre specie batteriche possono essere coinvolte.

EZIOLOGIA, PATOGENESI ED EPIDEMIOLOGIA
S. pseudintermedius è un batterio coccoide coagulasi positivo facente parte della normale flora batterica cutanea e considerato un patogeno opportunista del cane e del gatto. Studi sperimentali hanno evidenziato l’incapacità degli stafilococchi di causare malattia sulla cute sana. Pertanto ogni infezione cutanea dovrebbe essere considerata come segno di una sottostante malattia predisponente.
La presenza di infiammazione, ostruzione o degenerazione follicolare predispone all’infezione batterica. I soggetti  allergici sono frequentemente affetti da infezioni batteriche secondarie sia per i danni alla barriera cutanea causati dall’autotraumatismo indotto dal prurito che per le terapie steroidee a cui vengono solitamente sottoposti. E’ inoltre stata evidenziata una maggiore aderenza di S. pseudintermedius ai cheratinociti dei cani atopici.

SEGNI E SINTOMI
I segni clinici, così come la gravità del prurito, sono molto variabili e in base alla razza ed alla tipologia di mantello si possono riconoscere diverse presentazioni cliniche. La piodermite superficiale si presenta solitamente con aree di alopecia multifocale (follicolite batterica, Fig.1), papule e pustole, collaretti epidermici  e croste diffusi  sul tronco e sulla regione ventrale (Figg. 2-9). Nelle razze a mantello corto, aree alopeciche multifocali che conferiscono al mantello un aspetto “tarmato”, rappresentano la manifestazione clinica più frequente. La diagnosi si ottiene sulla base dei segni clinici e dell’esito degli esami collaterali.

ESAMI DIAGNOSTICI
L’esame microscopico del pelo permette di evidenziare la presenza di aggregati di cheratina attorno ai peli e di escludere la presenza di parassiti follicolari, quali acari del genere Demodex e/o di ife o spore fungine.

L’esame citologico del materiale prelevato dalle pustole, dai margini dei collaretti epidermici e dalla superficie cutanea al di sotto delle croste, permette di valutare la presenza di microrganismi, cellule infiammatorie o con caratteristiche anormali (es. cheratinociti acantolitici). Il quadro citologico spesso riscontrabile in corso di piodermite superficiale è caratterizzato da una infiammazione neutrofilica con granulociti neutrofili più o meno degenerati e da batteri coccoidi in sede intra ed extracellulare; in base alla durata del processo infiammatorio si potrà evidenziare anche la presenza di cellule macrofagiche mentre il riscontro di granulociti eosinofili può suggerire un sottostante problema parassitario o allergico.

L’esame batteriologico e il relativo antibiogramma sono di fondamentale importanza per la scelta di una corretta terapia antibiotica, soprattutto nei casi cronici o recidivanti o che presentano una scarsa risposta al trattamento in corso o che abbiano ricevuto antibiotici di recente.

Il materiale da inviare al laboratorio dovrebbe essere prelevato da lesioni primarie intatte, idealmente pustole, che vengono rotte con un ago sterile (Tecnica di Tzanck). Il materiale prelevato viene quindi trasferito su un tampone sterile; qualora non sia possibile eseguire questo tipo di prelievo, è indicato un esame batteriologico dal margine di un collaretto epidermico o dalla superficie al di sotto di una crosta.

DIAGNOSI DIFFERENZIALI
La follicolite batterica superficiale dovrebbe essere distinta da altre condizioni infiammatorie del follicolo pilifero. Le principali diagnosi differenziali sono:

  • Dermatofitosi, la cui esclusione o conferma può essere ottenuta mediante l’esecuzione di un esame colturale per dermatofiti, preceduto dall’esame con Lampada di Wood e dall’esame microscopico del pelo
  • Demodicosi, la cui esclusione o conferma può avvenire mediante raschiati profondi o esame microscopico del pelo. La demodicosi è inoltre un fattore predisponente l’infezione batterica del follicolo pilifero che può quindi essere contemporaneamente presente.

Altre condizioni meno comuni da differenziare con i quadri clinici connotati dalla presenza di pustole e croste, sono invece le malattie pustolose sterili, quali il pemfigo foliaceo, caratterizzato  dalla presenza di numerose cellule acantolitiche (la cui diagnosi viene confermata mediante biopsia ed esame dermatopatologico) e la pustolosi neutrofilica o eosinofilica sterile, caratterizzate dall’assenza di batteri all’esame citologico confermata anche da un esame batteriologico sterile.

TRATTAMENTO
Il trattamento delle piodermiti superficiali può essere effettuato mediante terapia locale, sistemica o una combinazione delle stesse. Recentemente visto l’aumento di batteri resistenti ad uno o più antibiotici, sia in medicina umana che veterinaria, si è reso necessario un più attento e mirato uso degli agenti antimicrobici. Gli stafilococchi, in particolare, hanno la capacità di acquisire resistenza agli antibiotici β-lattamici, generalmente usati come prima scelta per la terapia sistemica (meticillino-resistenza).

Diversi fattori sono da tenere in considerazione per una appropriata scelta terapeutica, quali la gravità ed estensione delle lesioni, la presenza di malattie concomitanti, la taglia, temperamento del paziente e tipologia di mantello e la volontà di collaborazione e dedizione del proprietario.

La terapia topica è considerata utile in tutti i pazienti con piodermite superficiale in quanto permette la rimozione dei microrganismi e dei detriti dalla superficie cutanea e, quando usata in aggiunta alla terapia sistemica, favorisce una più veloce guarigione con conseguente riduzione della somministrazione di antibiotici.

Diverse formulazioni e tipologie di prodotti sono disponibili per l’applicazione topica, quali shampoo, spray e lozioni antisettiche e creme, gel ed unguenti antisettici e antibiotici. La terapia topica andrebbe continuata per una settimana oltre la completa risoluzione clinica e per i prodotti che richiedono risciacquo, si consiglia un tempo di contatto cutaneo di circa 10 minuti. Per il trattamento di aree estese, diversi studi hanno dimostrato l’efficacia di shampoo antisettici quali la clorexidina, in combinazione o meno con il miconazolo, ed il perossido di benzoile applicati con una frequenza di 2-3 volte a settimana. Per lesioni focali e di ridotte dimensioni  l’uso di gel, salviette e creme antisettiche è maggiormente indicato. L’uso di creme antibiotiche a base di acido fusidico o mupirocina dovrebbe essere supportato dai risultati di un esame batteriologico e relativo antibiogramma dato l’uso di queste molecole in medicina umana per il trattamento di infezioni da stafilococchi meticillino-resistenti.

La terapia antimicrobica sistemica deve essere scelta in base a efficacia, disponibilità, sicurezza e costo, oltre che a fattori correlati al paziente (pregresse reazioni avverse, malattie concomitanti, etc) e deve essere somministrata alle dosi indicate per la terapia delle infezioni cutanee. I tempi di somministrazione raccomandati sono di almeno 7 giorni oltre la completa risoluzione clinica ed il contemporaneo uso di glucocorticoidi è sconsigliato.

Gli antibiotici sistemici considerati di prima scelta per la terapia delle piodermiti superficiali nel cane sono l’amoxicillina e acido clavulanico, le cefalosporine di prima generazione e la clindamicina (o lincomicina). Le molecole classificate come di seconda scelta sono riservate ai casi in cui l’uso degli antibiotici di prima scelta non è possibile o quando indicato dall’esame batteriologico. Tra questi vi sono le cefalosporine di terza generazione, la doxiciclina, cloramfenicolo, fluorchinoloni, rifampicina ed aminoglicosidici. Anche gli antibiotici di terza scelta vengono sempre selezionati in base ad un esame batteriologico, qualora l’uso di molecole di prima e seconda scelta non sia indicato. Il loro uso tuttavia, è fortemente sconsigliato in quanto riservato al trattamento di gravi infezioni da stafilococchi (in particolare S. aureus) meticillino-resistenti in medicina umana.

CONSIDERAZIONI DI SICUREZZA PUBBLICA
Il passaggio di batteri, in particolare stafiloccocchi, dall’animale all’uomo e viceversa è possibile e, nonostante il rischio sia basso soprattutto in soggetti sani, nell’uomo sono state riportate infezioni  da stafilococchi trasmessi da animali domestici. Il rischio di trasmissione deve pertanto essere minimizzato mediante appropriate misure igieniche ed informazione dei proprietari e delle persone che potrebbero venire in contatto con il paziente (in particolare bambini, anziani o soggetti immunodepressi).

Letture consigliate


  1. Miller WH Jr., Griffin CE, Campbell KL, Muller and Kirk's Small Animal Dermatology, 7ed, Saunders, 2013
  2. Devriese LA, Staphylococcus pseudintermedius sp. nov., a coagulase-positive species from animals International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology 55: 1569–1573, 2005
  3. McEwan NA, Kalna G, Mellor D, A comparison of adherence by four strains of Staphylococcus intermedius andStaphylococcus hominis to canine corneocytes collected from normal dogs and dogs suffering from atopic dermatitis Research in Veterinary Science 78: 193–198, 2005
  4. Bloom P, Canine superficial bacterial folliculitis: Current understanding of its etiology, diagnosis and treatment. The Veterinary Journal 199: 217–222, 2014
  5. Frank LA, Kania SA, Hnilica KA , Isolation of Staphylococcus schleiferi from dogs with pyoderma.  Journal of the American Veterinary Medical Association 222: 451-454, 2003
  6. Hillier A, Lloyd DH, Weese JS et al Guidelines for the diagnosis and antimicrobial therapy of canine superficial bacterial folliculitis (Antimicrobial Guidelines Working Group of the International Society for Companion Animal Infectious Diseases), Veterinary Dermatology 25: 163-e43, 2014
  7. Weese JS, van Duijkeren E Methicillin-resistant Staphylococcus aureus and Staphylococcus pseudintermedius in veterinary medicine Veterinary Microbiology 140: 418–429, 2010
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